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Ambiente & Società

Scudo penale: perché se ne parla?

Che cos’è lo scudo penale e quale è la sua funzione

Lo scudo penale – definizione giornalistica ormai entrata nel dibattito pubblico – è una misura introdotta dal decreto Sicurezza approvato definitivamente nell’aprile 2026. In realtà, come ha precisato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sarebbe più corretto parlare di scudo processuale, perché non crea alcuna immunità penale: modifica solo la fase iniziale del procedimento.

La misura nasce per evitare che persone – in particolare agenti delle forze dell’ordine, ma non solo – vengano iscritte automaticamente nel registro degli indagati quando il fatto appare evidentemente compiuto in presenza di una causa di giustificazione, come legittima difesa, uso legittimo delle armi e adempimento di un dovere

Il decreto introduce un nuovo registro nelle Procure: il Modello 45‑bis.
Quando un fatto appare chiaramente giustificato da una causa di giustificazione, il pubblico ministero non iscrive la persona nel registro degli indagati, ma effettua una annotazione preliminare nel nuovo modello.

A questo punto:

  • La persona non risulta indagata in senso tecnico.
  • Il PM ha 7 giorni per svolgere accertamenti preliminari.
    – Se non servono ulteriori verifiche, deve decidere entro 30 giorni se chiedere l’archiviazione.
    – Restano comunque garantiti tutti i diritti della persona sottoposta alle indagini preliminari. In sintesi: le indagini non vengono eliminate, ma cambia il punto di partenza.

Il dibattito sullo scudo penale è riesploso dopo alcuni recenti fatti di cronaca che fanno parlare di legittima difesa, scudo penale e ogni sorta di garanzia per cittadini e forze dell’ordine quando viene messa a repentaglio la salute o la vita delle persone.

Chi riguarda più esattamente lo scudo penale? Non solo le forze dell’ordine.
La norma, infatti, vale per tutti i cittadini che abbiano commesso un fatto in presenza di una causa di giustificazione. Tuttavia, è evidente che l’impatto maggiore si registra nei casi che coinvolgono polizia e carabinieri, perché sono più frequentemente chiamati ad agire in situazioni di legittima difesa o uso legittimo delle armi.

Perché la norma divide? Il dibattito intorno alla normativa è indubbiamente acceso.

I sostenitori ritengono che:

  • eviti la “criminalizzazione preventiva” degli agenti;
  • riduca l’impatto psicologico e professionale di un’indagine automatica;
  • renda più efficiente il lavoro delle Procure.

I critici temono che:

  • possa creare una percezione di minore controllo sulle condotte delle forze dell’ordine;
  • rischi di ridurre la trasparenza nelle prime fasi delle indagini;
  • possa essere applicato in modo troppo estensivo.

In un momento in cui i rapporti tra cittadini, sicurezza e forze dell’ordine sono al centro del dibattito pubblico, comprenderne il funzionamento è essenziale per valutare con lucidità i fatti di cronaca e le scelte del legislatore.

Manuela Margilio

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