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Arte & Cultura

Il Palio della Stella a Sacrofano genesi e sviluppo del dietro le quinte: Ornella Darida

Dietro le quinte Ornella Darida classe  ’68 nata a Sacrofano a Sacrofano (apparso più volte su questa rivista) cresciuta tra ginocchia sbucciate correndo nel borgo, esplorazioni nel bosco e capriole nei prati, ben rappresenta questo evento di inestimabile valore,  iscritto nel Registro Regionale delle Rievocazioni Storiche del Lazio, tra i migliori nel suo genere

Il suo motto recita così” Nella tessitura del tempo ogni azione è un filo di ferro: flessibile fino a che decide di diventare ponte”.

Ma cosa è il Paio della Stella di Sacrofano? Potenzialità per il territorio già segnato dalla grande presenza di scuderie, dona a questo paradiso del Parco Regionale del Veio, autenticità da difendere e divulgare grazie alla data più bramata dell’anno.

Cavallieri e contrade con l’ausilio dell’Amministrazione comunale  (Sindachessa Patrizia Nicolini Assessore…Vanda Braghetta tra gestione e sicurezza), Comitato delle Contrade capitanato da Federico Lelli, di concerto investono tempo e passione apportando migliorie anno dopo anno a un evento che vuole essere sostenibile e duraturo nel tempo.

 In sintesi: Più che un Palio propriamente chiamato in cui i cavallieri devono correre in un percorso stabilito, è una giostra equestre in un evento cerimoniale, due paladini in sfida ad alta la velocità,  con la picca  devono centraredue stelle e un anello nel minore tempo possibile.

Nato nel 1995 ad opera un gruppo di amici “sacrofanesi” (Marco Stefanelli, Francesco Carosi, Alfredo Caldarelli, Giggi Dadio, Pietro Piescaroli, Enzo Scianetti, Costantino Formaggi, Pierangelo Patriarca, Bruno Patriarca, Raniero Villò, Giovanni Capanna).

Rievoca la leggenda medievale che vide protagonista il cavaliere cristiano Desiderio.  In sella al suo destriero di ritorno dalle Crociate affrontò una prova di agilità equestre grazie alla quale sconfisse il re Gregorio rendendo libera Sacrofano da tal tiranno, la vittoria gli regalò la mano di Tomassina (1393 Basso Medioevo).

In cifre: 31° edizione,7 contrade (Petruscheto,Le Valli,Monte del Casale,Bicetti,Borgo Pineto,Ala Musina, Martini), 2 cavallieri ciascuna (rigorosamente in abito medievale), 2 stelle e 1 anello da, 3 giorni d festa che vedono sfilare gli appartenenti alle contrade con vestiario curato nel dettaglio dai nobili agli artigiani al popolino, seguendo la rigida stratigrafia della società medievale.

Abiti indicatori sociali la Chiesa, la nobiltà e le corporazioni di artigiani detentori di norme da seguire che imponevano materiali e stile a seconda dell’appartenenza familiare, sociale, regionale.

Leggi suntuarie (1° 215 a.C. lex Oppia, nel 1200  in Italia tornano imponenti, 1500 quelle emanate più dettagliate e minuziose) imponevano stile, tessuti, colori, ornamenti, monili, acconciatura, era un vero e proprio codex dell’abbigliamento che “vestiva” lo status sociale.

L’abbigliamento tesse estetica e funzionalità,  parallele in tutti ranghi sociali, concetti che ritroviamo anche nei ceti meno abbienti al di là delle norme stabilite dalla cultura egemonica.

In quest’ottica gli scrofanesi hanno confezionato le loro  livree che riassumono, raccontano, storicizzano un periodo: il Medioevo (comprende caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 e la scoperta dell’America nel 1492, contraddistinto da incisive trasformazioni politiche, sociali e culturali).

Abiti tra diacronia e sincronia simultaneamente hanno la funzionalità corrente e attuale, indossati in un giorno solenne data importante per il calendario il Palio della Stella , sono detentori e portavoce  di una leggenda che narra di gesta.

Ed è così che le massaie sacrofanesi dopo un accurato studio, 31 anni fa hanno iniziato a produrre costumi per questo appuntamento insigne che oggi  solenne richiama un gran numero di spettatori.

Dai tessuti ai colori, scrupolosamente hanno realizzato indumenti in velluto, lino, colori dominanti porpora o lo scarlatto per la nobliltà ( per approfondire abbigliamento_nel_medioevo.pdfIl documento che descrive l’abbigliamento medievale in Europa, spiegandone policromia e funzioni).

Non mancano saya (corpetto per stringere i petto),  brial (ad essa  simile differenziata da tessuti lussuosi e ricamati per le cortigiane) , scapolare per i cavallieri (indumento aperto sui fianchi), le scarselle per gli uomini (borse realizzate di cuoio legate alla cintura la quale, spesso è utilizzate per appendere armi e spade),le pianelle (scarpetipichea punta) e molto altro.

Anche la testa tra acconciatura e copricapo non si allontana dai modelli medievali.

Diamo la parola a Ornella scrofanese doc:” Ricordando la prima edizione, fondatrice dell’evento Contrada Le croci e centro storico, in fretta e furia, si confezionarono i vestiti con la fodera in modo semplice e stilizzato, tanto per sfilare.

Nel tempo minuziosamente dopo un accurato studio, le sarte iniziarono a riprodurre seguendo i disegni di Giancarlo Piccirilli che si occupò della ricerca iconografica, dei venditori del tessile a Firenze.

Laureato in Lettre Antiche indirizzo medievale, fu per noi una potenzialità che diede ai nostri costumi una firma alla quale rendo omaggio”.

Oggi Ornella conserva nello scrigno quell’oggetto di inestimabile valore emotivo ed economico, quell’abito che delinea la sua appartenenza alla comunità di quel borgo medievale, di quella contrada.

Anche la Chiesa partecipa, un ringraziamento al Parroco Don Giuseppe che benedice l’evento e mette a disposizione  della loro contrada la sala parrocchiale che diventa camerino di un avvenimento laico.

Anno dopo anno il Palio è diventato sempre più anche argomento di studio,  cercandone quell’estetica e funzionalità, funzionalità tra tradizione ed economia del turismo; Amministrazione comunale, contrade e figuranti regalano una manifestazione stimabile e memorabile.

Torniamo Ornella, a tutt’oggi organizzatrice dell’allora contrada Centro Sorico oggi contrada dell’Ala Musina della Scrofa e della Croce, perché la scrofa? Narra la leggenda che un periodo di siccità una scrofa trovò una sorgente, nella credenza popolare da qui il nome di “Scrofanum” (seppur nella toponomastica non è l’unica ipotesi Etimologia | Comune di Sacrofano).

Cosa significa organizzare per un evento di questa mole? Tappa, tappa ci racconta il backstage: ”Organizzare il Palio, ogni volta significa staccare completamente con la quotidianità dandogli spazio totale dall’alba al tramonto.

Priorità la scelta dei cavalli, i cavallieri, i barbareschi, le dame, il popolo, gli arcieri e tutto ciò che fa contrada, comunità, aggregazione”.

In un Medioevo affatto buio, teatro di battaglie, depositario di segreti e sapienza , location di avventure e di viaggi, di amori e sgomenti , la figura del messaggero era centrale, garante di comunicazione tra feudatari , mondo ecclesiastico.

Rappresentato da mercanti, monaci, soldati che battevano strade a cavallo sostando anche nella stazione di posta nell’attuale Malborghetto a Sacrofano, crocevia tra la Strada Statale Cassia e la SS Flaminia, sostituito da Civita Castellana  alla fine del XVIII da Papa Pio IV.

Ornella dopo decenni indossando un minuzioso abito da dama, da anni si cala nel ruolo di un tipo  di messaggero peculiare: un cattura notizie  che le depreda, dalle precarie condizioni di vita, per sbarcare il lunario trafuga informazioni, tipica figura ambigua di quel periodo screziato e maculato.

Da uno spiccato animo amante del mistero, la Darida osserva la luna, fissa le stelle e le costellazioni, il cielo del suo territorio immortalato tra eclissi e luna piena, ne rispetta flora e fauna, archeologia e storia, usi e costumi, fa del suo villaggio e della sua gente teatro di vita; sensitiva dalla personalità  scintillante, frizzante fa eco con riservatezza, artigiana di spicco con le Creazioni di Vlad, ha fatto di un manichino un angelo custode che acconcia a seconda del calendario laico-religioso con abiti e accessori eletti e di calibro.

 Ornella è “Arsenico e vecchi merletti” (Commedia americana),il veleno frequente nel medioevo come arma letale e rimedio farmaceutico, lei lo spruzza  contagiando  occhi e immaginazione; la sua fantasia e creatività non si esauriscono quindi con il ruolo di organizzatrice, lei dona estro tra fili e passamanerie…

Chi meglio di lei poteva assurgere al ruolo di parte attiva in una rievocazione storica dove il borgo e l’incastellamento della sua contrada  ne sono il fulcro?

Il Palio è un momento partecipato e sentito e la soddisfazione della Darida dopo 31 anni, è aver tramandato  passione nell’organizzare e nell’adesione  al figlio e ad altri ragazzi dell’Ala Musina; vanta inoltre che ogni anno il numero dei figuranti aumenta, anche grazie ai così chiamati forestieri”.

Sacrofano vi aspetta domenica 11 ottobre!

Tenuta Laura

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