Domus de sa Jana, luogo magico della Sardegna con delle strutture architettoniche dal nome magico e particolare.
Le Domus de Janas tradotto dal sardo in casa delle fate sono delle tombe preistoriche scavate nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica,
Sono sia isolati che raggruppati in formati da più di 40 tombe.
Dal neolitico recente fino all’età del bronzo queste contraddistinguevano tutte le zone dell’isola e spesso sono collegate tra di loro in modo da formare dei veri e propri cimiteri sotterranei con un corridoio di accesso e un ingresso in comune.
Sono riconosciuti patrimonio mondiale dell’umanità nel 2025.
In italiano il nome viene tradotto in casa delle fate essendo le Janas delle figure tipiche del folclore regionale simili a creature femminili dai poteri magici.
Tuttavia però l’etimologia potrebbe anche derivare da Janus il dio romano dal doppio volto guardiano delle soglie e dei punti di passaggio per cui tali dimore possono essere concepite come portali dell’aldilà o di altre dimensioni,
Vi è poi un’assonanza singolare con le Janare della Campania che sono streghe tipiche del folclore locale.
Le prime case sono state scavate intorno alla metà del IV millennio a.C.
Nel periodo del Neolitico finale si diffusero in tutta la Sardegna ad eccezione di gran parte della zona della Gallura.
La gente di quel periodo era laboriosa e pacifica dedita all’agricoltura e con una particolare religione che aveva una corrispondenza nelle isole Cicladi.
L’inumazione del defunto seguendo particolari riti avveniva trasferendo il defunto da quelle che in vita fu la sua abituale in un’altra cosa che presupponeva la continuità eterna dell’essere umano.
I corpi venivano deposti in posizione fetale e dipinti con ocra rossa come le parti della tomba stessa.
Accanto alle spoglie erano deposti oggetti di uso comune facenti parti del corredo terreno del defunto e si pensa venisse lasciato del cibo per il viaggio ultraterreno.
Col tempo i corredi funebri venivano rimosso per far posto a nuove deposizioni impedendo una miglior conoscenza del fenomeno.
Benedetta Giovannetti


