Blocco per chatbot tutorial e programmi didattici
“Vietato l’uso dell’intelligenza artificiale generativa a 600 mila studenti delle scuole pubbliche”. Questo l’incipit di una notizia Ansa dal mondo diffusa nel mese di settembre 2026. Ma vediamo, più da vicino, qual è l’area interessata da questa linea, oseremmo dire, in controtendenza. Il divieto, o meglio, la moratoria di un anno, riguarda le scuole pubbliche di New York. Il focus si dirige verso l’uso della cosiddetta Intelligenza Artificiale generativa. Vediamo ora il target di studenti coinvolto dalla suddetta moratoria.
“La misura – sta espressamente scritto – interessa studenti dall’asilo alle medie e blocca l’accesso a chatbot, tutor virtuali e programmi didattici basati sull’I.A.”. Quindi sembra di capire che si tratta di un intervento piuttosto generalizzato per gli studenti più giovani. Proseguendo con l’approfondimento si viene a conoscenza di un’eccezione a questa linea d’indirizzo e che riguarda solo un certo livello di scuole. Citando testualmente “nelle scuole superiori la nuova tecnologia potrà invece essere utilizzata solo in modo limitato e regolamentato, come ad esempio per l’alfabetizzazione digitale e la preparazione professionale”.
Vietati invece in modo assoluto i dispositivi individuali quali ad esempio: tablet e laptop in classe per i più piccoli, dalla scuola materna fino al secondo anno, e limiti di tempo giornalieri per le classi successive. Un discorso a parte invece va fatto per la classe docente che potrà continuare a far uso dell’IA approvata, ma solo per pratiche di tipo amministrativo o di pianificazione delle lezioni. Vietato invece il ricorso ai sistemi di Intelligenza Artificiale in fase di correzione dei compiti degli studenti. Ma, a ragione, ci si potrebbe chiedere quale sia stato il movente che ha fatto scattare tale restrizione che sembra essere una tra le più incisive, in fatto di I.A, all’interno del Paese? La risposta si rintraccia facilmente. Sembra infatti che, mai come ora, si stia assistendo ad un vero e proprio pressing da parte dei genitori stessi degli alunni, degli insegnanti fino agli stessi legislatori. Alla base una forte preoccupazione che l’estremo uso di queste nuove tecnologie si traduca in una vera e propria lesione dello sviluppo cognitivo, della privacy dei dati e del pensiero critico dei minori.
Maria Teresa Biscarini


