“Novecento” fu girato da Bernardo Bertolucci, regista che raccontò un’Italia forte, fragile e tragica
Il monumentale film “Novecento” nelle scorse settimane ha compiuto i 50 anni di età: infatti uscì nelle sale cinematografiche nel settembre 1976, diventando una delle pellicole più famose e apprezzate dell’intero panorama internazionale. Nel 2008 fu inserito nei 100 film italiani da salvare.
La regia è di Bernardo Bertolucci (1941-2018): parliamo di un’opera che ha segnato in modo del tutto indelebile la storia del cinema mondiale e, celebrare oggi i suoi cinquant’anni, significa immergersi in una narrazione totalizzante capace di fondere la Storia con la dimensione più intima e indicibile, dei sentimenti umani. “Novecento” rappresenta un affresco che attraversa l’intera prima metà del secolo scorso, focalizzandosi sulle tensioni sociali, sulla lotta di classe e sulle radicali trasformazioni politiche della terra emiliana (luogo di nascita del regista), considerata una sorta di riflesso delle vicende storiche dell’intera nazione.
La genialità di Bertolucci risiede proprio nell’aver saputo intrecciare la grande Storia universale con le esistenze private dei suoi indimenticabili protagonisti, interpretati magistralmente da Robert De Niro e Gérard Depardieu nei ruoli complessi di Alfredo Berlinghieri e Olmo Dalcò. Nati esattamente nello stesso giorno del 1900, due bambini crescono insieme, pur appartenendo a mondi socio-economici opposti e inconciliabili: Alfredo è il nipote del ricco proprietario terriero, destinato a ereditare il potere economico e i privilegi della sua casta borghese, mentre Olmo è il figlio della miseria contadina, che scoprirà presto il valore profondo della solidarietà, del duro lavoro e della ribellione politica.
Il loro legame fraterno e, allo stesso tempo conflittuale, diventa così la metafora di un’Italia spaccata in due, costantemente in bilico, tra la conservazione del vecchio ordine agrario e la spinta rivoluzionaria verso un riscatto sociale. Attraverso le oltre cinque ore di proiezione complessiva, divise originariamente in due lunghi atti per via della straordinaria complessità narrativa, Bertolucci mostra allo spettatore un crudo realismo, la violenza brutale del fascismo, impersonato dall’inquietante e sadico Attila Melanchini e, al tempo stesso, celebra l’utopia rurale e la grande speranza della liberazione finale del popolo.
La fotografia di Vittorio Storaro, con luci che richiamano i dipinti storici di Pellizza da Volpedo e le stagioni della terra, scandisce il tempo biologico della vita e della politica, regalando a tutta la pellicola un’estetica pittorica indimenticabile
Le musiche erano state affidate ad Ennio Morricone.
A distanza di mezzo secolo dal suo storico debutto, Novecento conserva intatta tutta la sua forza dirompente, confermandosi come un poema politico capace di parlare ancora oggi alle nuove generazioni, ricordandoci la fatica del lungo cammino verso la libertà e la bellezza di un cinema che non aveva alcuna paura di essere scandaloso ed ideologico.
Fabio Buffa


