Il ciclismo femminile sa essere spesso più spettacolare di quello maschile
Il ciclismo femminile sa essere spesso più spettacolare di quello maschile: squadre meno dominanti, più equilibrio tra le big e un pizzico di anarchia incidono sulle gare in maniera importante. Il Tour de France femminile (Tour Femmes) corso tra il 1° e il 9 agosto ne è stata la dimostrazione lampante.
Ha vinto la favorita Demi Vollering, considerata un po’ la versione femminile di Pogacar per la sua classe e duttilità (vince giri e classiche) ma rispetto allo sloveno è meno straripante e per questo le avversarie provano spesso a metterla in difficoltà. Questi fattori hanno reso il Tour 2026 incredibilmente spettacolare e incerto fino alla fine. Prima è stata Lorena Wiebes a prendersi la scena con due volate vinte per distacco (lei sì che domina la sua specialità in maniera totale), poi la norvegese Haugset è diventata leader con una fuga a sorpresa. Lo spartiacque è stata la cronometro vinta da Marlen Reusser (altra dominatrice di specialità) che ha preso la maglia gialla tenendola tre giorni e resistendo a un primo attacco di Vollering, che però ha vinto e accorciato il giorno seguente. È stata poi Kasia Niewiadoma (vincitrice nel 2024) a fare l’impresa sul Mont Ventoux, infliggendo oltre un minuto alle due rivali. Nelle ultime due tappe però Vollering ha prima accorciato, poi superato nettamente l’avversaria, mentre Reusser è caduta perdendo il podio (chiude il Tour addirittura 14ª) a favore di una regolare Elisa Longo Borghini, che ottiene cosi il suo miglior piazzamento alla Grande Boucle in carriera.
Daniele Capello


