Giovanni Bosco nel 1929 venne beatificato da Papa Pio XI, fu uno dei padri della congregazione salesiana
Il mese di agosto è l’anniversario di una delle personalità più popolari nell’ambito dell’attività educativa dei bambini, soprattutto di coloro provenienti da famiglie in difficoltà socioeconomica. Parliamo di Don Giovanni Bosco, per il quale il 14 agosto caderanno i 210 anni dalla nascita. Fu il riferimento della Congregazione Salesiana e, assieme a Maria Domenica Mazzarello, dell’Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice. Nel 1929 venne beatificato da Papa Pio XI, che poi lo canonizzò; Papa Giovanni Paolo II, nel centenario della dipartita, lo ha dichiarato “padre e maestro della gioventù”. Giovanni Bosco nacque a Castelnuovo d’Asti il 16 agosto 1815, in un contesto rurale e povero. Il padre, Francesco, conobbe colei che sarebbe diventata la madre di Giovanni, Margherita Occhiena, dopo essere rimasto vedovo. L’uomo dal primo matrimonio aveva avuto due figli (la bambina morì piccolina), poi dalla seconda moglie ebbe Giovanni e Giuseppe. Francesco morì quando Giovanni aveva due anni e Margherita si trovò a dover crescere da sola due figli naturali ed uno acquisito. La povertà caratterizzò gli anni della fanciullezza di Giovanni Bosco; l’allora ragazzino conobbe la sopraffazione e la violenza di un contesto sociale caratterizzato dall’ignoranza. E fu proprio qui che elaborò l’importanza dei concetti quali la benevolenza, la cultura e la tolleranza.
Giovanni a 12 anni va a lavorare come garzone in una cascina; ma vuole studiare e farsi una cultura, così il parroco di una chiesetta vicina alla sua nuova casa gli insegna la grammatica latina. Bosco va poi a lavorare come sarto e fabbro, mestieri che trasmetterà più avanti ai ragazzi che andrà ad educare. A 15 anni conosce Luigi Comollo, un coetaneo maltrattato dai compagni per il suo carattere schivo e mite e per la sua propensione ad presentarsi con un approccio innocente. Dono Bosco dirà che Comollo gli trasferì i valori più autentici del cristianesimo: preghiera, perdono e capacità di sopportare le sofferenze.
A 20 anni Giovanni entra in seminario e chiede di essere ammesso all’ordine francescano, nel 1841 viene poi nominato sacerdote. Inizia la sua grande missione per aiutare i ragazzi poveri e disagiati, partendo dall’incontro con gli sfortunati di Porta Palazzo, a Torino.
Intanto iniziò a dire messa nella chiesa di San Francesco d’Assisi di Torino, prendendo il testimone da don Giuseppe Cafasso. Il primo ragazzo che si unì a Don Giovanni Bosco, per essere aiutato ad uscire dal disagio sociale, fu Bartolomeo Garelli, che portò agli incontri con il prete altri amici e conoscenti. Tra questi c’era uno spazzacamino, che raccontò la storia sua e di bambini che svolgevano quel mestiere, mal pagato e portatore di rischi per la salute pesantissimi. In pochi giorni l’Oratorio costituito da Don Bosco si popolò di numerosi giovani, tra questi anche ragazzi benestanti e di buona famiglia, che si adoperarono per dar manforte al parroco, inaugurando praticamente la figura degli animatori.
Diede vita anche ad una mutua assicurazione salesiana, che entrò in concorrenza con altre iniziative del genere, create da gruppi politicamente ostili alla chiesa. Ottenne di far uscire dal carcere, per alcune ore, giovani detenuti chiamati ad imparare un lavoro e garantirsi un futuro. Diciamo che le azioni di Don Bosco furono duramente criticate da anticlericali e protestanti: contrariamente a quanto si possa pensare, il prete reagì sempre in modo molto duro verso i sui contestatori, quasi con disprezzo.
Intanto, nella seconda metà dell’800, in Argentina molti emigrati italiani vivevano in una condizione di disagio ed emarginazione. Con la motivazione di andare a supportare i connazionali nel grande Stato del Sud America, partirono le prime missioni salesiane in Argentina.
Qualche anno prima, su volere di Di Don Bosco, era stata posta la prima pietra per la costruzione del Santuario di Maria Ausiliatrice. Dal prete astigiano viene fondato anche l’Istituto delle figlie di Maria Ausiliatrice, per seguire l’educazione e l’emancipazione sociale delle ragazze. In Italia e nel mondo sono molte le attività per i giovani che seguono i valori salesiani voluti da Don Bosco, scuole di formazione professionale, oratori per il tempo libero, attività sportive per ragazzi e ragazze, tutte improntate innanzitutto a dare la possibilità a chi è in una condizione di maggior disagio, di poter esprimere le proprie potenzialità. Don Bosco morì il 31 gennaio 1888 nella Torino che divenne per lui (nato nella provincia astigiana) non solo una seconda casa ma il fulcro di attività e valori che resistono nei decenni.
Buffa Fabio


