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Flamel il presunto alchimista

Chi non ha mai sentito nominare almeno una volta Nicolas Flamel?

Flamel Nicolas, scrivano parigino e alchimista tra i più noti del medioevo, tuttavia non lui non si dedicò mai all’alchimia.

Fu solo dopo la sua morte che nacque la leggenda secondo cui la sua ingente ricchezza accumulata in vita fosse dovuta alla scoperta del segreto della pietra filosofale.

Durante il XVI secolo gli furono attribuiti scritti alchemici di altri autori tra cui il Libro delle figure geroglifiche pubblicato nel 1612 nel quale in teoria spiegava come fosse riuscito a tramutare il mercurio in oro dopo aver decifrato il segreto di alcune misteriose illustrazioni con l’aiuto di un medio ebreo.

A fine del XVIII secolo fu elaborato una versione manoscritta del libro attribuito a Flamel che ancora una volta parlava di varie disquisizioni alchemiche scritte dal medesimo.

Nel 1410 progettò la propria pietra tombale scolpita con l’immagine di Cristo, di San Pietro e San Paolo oggi conservata al Museo Nazionale del Medioevo e contribuì anche al restauro degli Innocenti per la realizzazione di strutture arcate poste sopra le murate al fine di contenere le ossa dei cadaveri in eccesso.

Il suo testamento datato 2 novembre 1416 indica una cera agiatezza ma non la straordinaria ricchezza che le posteriori leggende alchemiche narrano.

Del resto al di fuori di testi apocrifi non ci sono prove che Flamel praticasse l’alchimia, la medicina e la farmacia.

Benedetta Giovannetti

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