Con Gli elefanti nella stanza, la drammaturga e attrice Francesca Astrei costruisce il ritratto di tre donne osservate in diverse fasi della vita, restituendo il crescere insieme e il continuo ridisegnarsi dei loro legami familiari
Attraverso la storia di due sorelle e una madre, tessuta insieme a un attento e intimo coro di testimonianze raccolte sul campo, lo spettacolo porta in scena una realtà ancora poco raccontata: quella delle persone con disabilità e dei loro familiari, all’interno di una società che non è realmente in grado di garantire i loro diritti e di riconoscere le loro necessità. Il racconto è condotto attraverso gli occhi di una “sibling”, termine mutuato dall’inglese per indicare i fratelli e le sorelle di persone con disabilità. Uno sguardo intimo e insieme politico, con cui l’autrice racconta ciò che accade negli equilibri domestici quando la responsabilità e l’accudimento entrano precocemente nella vita della famiglia.
Con Gli elefanti nella stanza, la drammaturga e attrice costruisce il ritratto di tre donne osservate in diverse fasi della vita, restituendo il crescere insieme e il continuo ridisegnarsi dei loro legami familiari. Più che una storia di disabilità, l’opera si rivela come un’esplorazione profonda delle relazioni: l’essere sorelle, figlie e madri prima ancora di qualsiasi altra definizione (persona con disabilità, sibling, o caregiver). La narratrice entra così nelle maglie di un amore profondo che racchiude le diversità, le fatiche quotidiane e una consapevolezza mai verbalizzata ma sempre più evidente: quella di diventare, per la propria sorella, la figura affettiva di riferimento per un tempo persino più lungo di quello dei genitori.
«In ogni famiglia, ogni componente sviluppa naturalmente il proprio ruolo (all’interno del nucleo familiare), creando un equilibrio interno nel microcosmo domestico – racconta Francesca Astrei – Quando, all’interno del nucleo familiare, un componente ha delle necessità specifiche, il sistema familiare ridisegna il mosaico del proprio assetto. I siblings fanno esperienza di questa ridistribuzione molto presto. In più, sono il punto di congiunzione più nitido tra la persona con disabilità e il genitore (che, tendenzialmente, è il caregiver primario), e questo unisce un grande senso di responsabilità ad una grande sensibilità. Nonostante l’unicità delle esperienze raccolte, alcune sfide si sono rivelate comuni alla maggior parte dei siblings. Una tra le più frequenti consiste nell’affrontare la grande domanda, il loro elefante nella stanza: e dopo? Quando i genitori non ci saranno più? Come si ridistribuirà l’equilibrio del microcosmo familiare affinché non manchino le premure e le attenzioni necessarie, senza che nessun ruolo venga meno alla propria natura? Sentimenti contrastanti, un continuo mescolarsi di amore e preoccupazioni, traguardi e stanchezza, intimità e allontanamenti animano la relazione fraterna, la relazione più lunga di tutta la vita».
Gli elefanti nella stanza si fa così specchio delle complessità sociali e dell’inespresso, trasformando una condizione vissuta in solitudine in un’indagine sulla responsabilità collettiva. L’opera affronta quel primo, ingombrante “elefante nella stanza” evocato dal titolo: il pensiero impronunciato del “dopo di noi”, un’ombra ingombrante e difficile da nominare all’interno delle stesse famiglie per l’incapacità di immaginare il futuro dei figli quando i genitori non potranno più occuparsene.
Gli elefanti nella stanza
di e con Francesca Astrei
scenografia Alessandra Solimene
Teatro India – 17 ottobre – 1 novembre 2026
Bruna Fiorentino


