La Battaglia delle Regine che si svolge ogni anno ad Aosta pone una domanda: fino a che punto una consuetudine storica può essere considerata legittima quando entrano in gioco il benessere e la tutela degli animali?
La tradizione incontra il dibattito sul benessere animale. In Valle d’Aosta, la Battaglia delle Regine divide l’opinione pubblica tra chi la considera un patrimonio della cultura alpina e chi, invece, una forma di sfruttamento degli animali a fini spettacolari.
Protagoniste sono le mucche di razza pezzata valdostana, che si affrontano in un’arena per stabilire la propria supremazia. Si tratta di una dinamica legata alle gerarchie della mandria, particolarmente evidente durante il periodo dell’alpeggio. Gli scontri terminano quando una delle contendenti si ritira, riconoscendo la superiorità dell’avversaria.
Secondo la tradizione, questa consuetudine risalirebbe al Seicento, quando gli incontri si svolgevano in ambito locale, con finalità ricreative e piccoli premi, come bottiglie di vino, destinati agli allevatori.
Oggi la competizione si articola in diverse fasi eliminatorie, organizzate in varie località della regione a partire dall’estate. Il percorso culmina ad Aosta, tradizionalmente la terza domenica di ottobre, con la finale ospitata nell’arena Croix Noire. La manifestazione prevede controlli veterinari e verifiche antidoping.
Le associazioni per la tutela degli animali contestano soprattutto la trasformazione di una dinamica naturale in uno spettacolo pubblico. A loro avviso, il fatto che questi scontri avvengano spontaneamente non giustifica necessariamente una competizione organizzata per intrattenere il pubblico.
Tra le principali critiche figura lo stress a cui gli animali potrebbero essere sottoposti. Il trasporto, la pesatura, la classificazione per categorie e l’esposizione a un ambiente affollato e rumoroso rappresenterebbero condizioni potenzialmente capaci di alterarne il benessere psicofisico.
Le proteste riguardano anche i rischi per la sicurezza. Sebbene la competizione non abbia come obiettivo provocare ferite, possono verificarsi situazioni pericolose sia per le bovine sia per gli allevatori che le accompagnano.
Negli anni, gruppi animalisti, tra cui il Fronte Animalista, hanno manifestato la propria contrarietà alla competizione, organizzando proteste anche nei pressi dell’arena di Aosta.
Di diverso avviso è il mondo agricolo valdostano, che considera la Battaglia delle Regine una parte significativa della propria identità culturale e sociale. Gli allevatori e l’Association Régionale Amis des Batailles de Reines difendono la manifestazione, sottolineando il legame tra gli animali e la vita delle comunità montane.
Secondo i sostenitori, la competizione non va confusa con combattimenti organizzati per provocare deliberatamente sofferenza. Gli allevatori richiamano inoltre l’attenzione sulla cura quotidiana riservata alle bovine, risorsa fondamentale per l’economia agricola e per la conservazione del paesaggio alpino. La manifestazione contribuisce, nella loro prospettiva, a mantenere vive le tradizioni locali e a rafforzare il senso di appartenenza delle comunità.
La Battaglia delle Regine pone dunque una questione che va oltre il folklore: fino a che punto una consuetudine storica può essere considerata legittima quando entrano in gioco il benessere e la tutela degli animali?
Da una parte vi è chi rivendica il valore culturale della manifestazione e il suo legame con la vita rurale; dall’altra chi chiede di valutare ogni pratica alla luce della crescente sensibilità verso gli animali, riconosciuti come esseri senzienti.
Il confronto rimane aperto e coinvolge allevatori, organizzatori, istituzioni e associazioni animaliste. La sfida è trovare un equilibrio tra la salvaguardia delle tradizioni e il rispetto delle esigenze degli animali, evitando che il richiamo alla cultura diventi una giustificazione automatica di qualsiasi pratica, ma anche che si trascuri il significato che queste consuetudini rivestono per le comunità che le custodiscono.
Bruno Cimino


