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Arte & Cultura

Rivoluzione e idealismo nella vita di Henry Ford

Le battaglie messe al servizio degli esseri umani

“Nel proprio campo, Ford ha concluso la più importante rivoluzione dei suoi tempi”. Questo quanto si legge tra le prime righe dedicate alla figura del costruttore di automezzi Henry Ford. Ciò che merita attenzione è anche la fonte di queste notizie estrapolate dal volume intitolato “Vite straordinarie” a cura di Ian Brunskill edito da Neri Pozza. Ebbene questo libro, di imponenti dimensioni, ha una particolarità: raccoglie i ritratti dei grandi del XX secolo attraverso ciò che di loro è stato scritto nei “coccodrilli”. Di cosa si tratta? Semplicemente dei pezzi che vengono scritti dai quotidiani in occasione della morte di una grande personalità. In questo caso sono i cosiddetti obituaries del Times ad aver fornito la scaturigine di questo affascinante libro.  

Ritornando a Ford, il sottotitolo prescelto suona così: “Costruttore di automobili e idealista”. Vediamo quindi di rintracciare il fil rouge di questo suo idealismo, scelto come parola chiave per descrivere la sua vita e il suo impatto nel mondo. Innanzi tutto, sta scritto che fu “grazie a lui se l’automobile, invece di restare un lusso per pochi, è arrivata presto alla portata anche di persone relativamente non abbienti”. Ebbene, a posteriori, potrebbe obiettarsi che questa linea di condotta trovava il suo fondamento su interessi di natura prettamente economica. Del resto, l’impero industriale che riuscì a mettere in piedi potrebbe esserne una chiara dimostrazione. In realtà il Times va ben oltre affermando che “il suo vero obiettivo non era la ricchezza”. Citando testualmente “Ford era un visionario, un emotivo […] per molti anni è stato una continua sorpresa per i suoi contemporanei”.

Vediamo quindi come si palesava questo “effetto sorpresa” firmato Henry Ford. Il Times è esplicito al riguardo quando riporta che la meraviglia dei suoi contemporanei che avevano a che fare con lui scaturiva un giorno da “un nuovo progetto di automobile”, un altro da “una fabbrica ancora più grande”. Il tutto combinato insieme con le “sue proposte di salari più elevati, orari di lavoro ridotti, migliori strategie di vendita”. Un mix, ad oggi, difficilmente rintracciabile in chi fa attività d’impresa. Ma, si sa, le personalità davvero grandi e che hanno saputo imprimere un segno indelebile nella storia, risultano spesso inafferrabili. Caratteristica, questa, che ricorre come un sottile fil rouge anche nella vita di Henry Ford che non si faceva troppi scrupoli ad “attaccare banchieri, predicare il pacifismo, bisticciare con il governo o cercare di risolvere una vertenza sindacale”.     

Una vita dunque fuori dagli schemi, segnata da ripetuti licenziamenti e cambi di direzione quando Ford sentiva di non essere più in sintonia con l’ambiente circostante. Quando si avvedeva che i suoi soci pensavano soprattutto ai profitti, lui si dimetteva inaugurando un nuovo capitolo di vita. Fu questo il caso in cui  impostò una politica di standardizzazione che culminò con l’introduzione della “catena di montaggio”. Comunque, nonostante le numerose giravolte impresse al suo percorso di uomo e industriale, “la sua idea dominante restò sempre quella di lavorare al servizio dell’uomo comune”. Un sano idealismo che tornò ad affacciarsi in concomitanza con i profitti legati alla guerra. “In quegli anni – è il Times a scrivere – il mago della produzione in serie lottava con il pacifista sognatore che alla guida di un gruppo di esaltati si recò in Scandinavia con la “Nave della Pace” per tirare fuori i ragazzi dalle trincee entro Natale e non farceli tornare mai più”. Un’iniziativa che ha forse qualcosa di simile a quella messa in campo anche ai nostri giorni nelle aree dove si sta consumando un genocidio verso i civili inermi.

Se la storia è maestra di vita le personalità davvero grandi sono da sempre pervase da un significativo senso di solidarietà verso gli altri e verso i più deboli. E così è per il “caso” Henry Ford”! Il suo elevato senso di responsabilità e solidarietà verso i suoi operai lo indusse a organizzare il lavoro secondo pochi e semplici principi. In primis Ford si distinse, scrive il Times, nel “pagare sempre i salari più alti possibili, e anche nell’accettare le richieste di lavoro senza fare domande né chiedere referenze; anche gli ex carcerati erano i benvenuti”. Un’anima rivoluzionaria, la sua, in più di un senso; se da un lato, non volle avere niente a che fare con i sindacati, dall’altro la disciplina tra i suoi operai era all’ordine del giorno. Tirando un po’ le fila del discorso si potrebbe dire che lui ha saputo restare fuori dagli schemi consueti, ma con un proprio sistema di regole e disciplina nel rispetto dell’essere umano.        

Maria Teresa Biscarini

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