Il 24 e 25 maggio si voterà a Tropea per il rinnovo del consiglio comunale sciolto per mafia.
Il 4 giugno 2025 pubblicai sul magazine Full d’Assi un articolo dal titolo “Riflessioni sui comuni sciolti per mafia”. Per la cronaca, quel contributo registrò circa ottocento visualizzazioni, segno che il tema toccava sensibilità diffuse e interrogativi profondi.
Non intendo tornare nel merito delle considerazioni allora espresse, che continuo a sostenere nel pieno rispetto dello spirito democratico e del confronto civile. Resta, infatti, la percezione che questa realtà istituzionale presenti talvolta aspetti controversi, nei quali gli effetti negativi per la collettività rischiano di superare i benefici attesi.
Questa riflessione introduce però una notizia positiva: il prossimo 24 maggio, nella città di Tropea si voterà finalmente per il rinnovo dell’Amministrazione comunale.
In questa fase iniziale, le intenzioni e i programmi dei candidati non consentono ancora valutazioni approfondite che possano fare la differenza: tutti vogliono il bene della città. Sarebbe prematuro formulare giudizi definitivi, anche perché si tratta, indistintamente, di persone rispettabili che hanno scelto di mettersi al servizio della comunità. Saranno i fatti, la capacità amministrativa e il senso di responsabilità a determinare il valore del loro operato.
Una domanda, tuttavia, credo sia legittima. E me la pongo anch’io, pur non appartenendo a quella categoria di persone dotate di particolari vocazioni politiche o di solide appartenenze partitiche.
L’Articolo 51 della Costituzione italiana sancisce che tutti i cittadini possono accedere alle cariche pubbliche e agli uffici elettivi in condizioni di uguaglianza. Ma è altrettanto vero che nessuno è obbligato a candidarsi. Chi sceglie di farlo compie dunque un atto di responsabilità, assumendo l’impegno morale e civile di svolgere con serietà le funzioni che eventualmente gli verranno affidate.
E allora, cosa si aspetta il cittadino dagli eletti?
Innanzitutto che venga onorata la fiducia ricevuta attraverso il voto, nel rispetto delle competenze, delle attitudini e della credibilità che hanno motivato quella scelta. Ci si aspetta poi un’amministrazione della cosa pubblica orientata autenticamente al bene comune, capace di promuovere crescita sociale, sviluppo culturale e coesione civile.
Una città vive davvero quando nessun cittadino si sente estraneo nella propria terra.
La comunità non si costruisce con programmi confezionati attraverso facili “copia e incolla”, ma attraverso impegni concreti, visioni realistiche e promesse che possano essere mantenute con coerenza e dignità.
A tutti i candidati a sindaco e agli aspiranti amministratori rivolgo pertanto l’augurio di una competizione elettorale seria, rispettosa e all’altezza della storia della città, affinché il consenso possa essere conquistato con il dialogo, la correttezza e la qualità delle idee.
Perché amministrare Tropea non rappresenta soltanto un incarico politico: è un onore. E come tale deve continuare a essere vissuto.
Bruno Cimino


