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Ambiente & Società

Addio a Mabèl Bocchi, sacerdotessa del basket

La Bocchi nel 1978 vinse la Coppa Campioni di Basket Femminile con la squadra di Sesto San Giovanni

Lo scorso 4 dicembre ci ha lasciati una delle personalità più iconiche del mondo dello sport italiano. Nella propria casa di San Nicola Arcella è morta Liliana Gracielita Bocchi, per tutti Mabel, anzi Mabèl. La Bocchi fu la più grande campionessa italiana di basket (qualcuno dice la prima a livello mondiale), era nata a Parma il 23 maggio 1953, da padre italiano e madre argentina; già alle scuole elementari inizia a praticare la pallacanestro, poi si trasferisce con la famiglia ad Avellino per esordire in una prima squadra in serie B con la maglia della locale società irpina.

Dal sodalizio avellinese passa in serie A1 con la  Geas di Sesto San Giovanni, regalando alla società milanese, con le sue straordinarie prestazioni, 8 scudetti italiani (tra il 1969 e il 1978), una Coppa Iatlia e la mitica Coppa Europa, al termine della stagione 1977-78. Era infatti il 30 marzo 1978 quando, sul netro di Nizza (in Francia) la Geas, grazie anche ai 22 punti realizzati dalla Bocchi, stese lo Sparta Praga per 74 a 66, regalando la prima competizione internazionale in uno sport di squadra femminile ad una formazione italiana. Praticamente la Champions League di basket.

La Bocchi, allora ventncinquenne, aveva già alle spalle un diploma di Isef (l’attuale facoltà di Scienze Motorie), diversi esami sostenuti in Medicina, un anno di insegnamento universitario e un’esperienza come giornalista nell’emittente televisiva Antenna Nord.

Questa atleta fu la prima che si adoperò per dare una valenza professionistica al basket femminile, con tanto di parità tra uomini e donne (in ambito sportivo) sul fronte sanitario, economico e di riconoscimento professionale.

Già da atleta dimostrò carattere, grinta e voglia di adoperarsi per raccontare e (nel proprio piccolo) cambiare il mondo.

Diventò giornalista, si occupò di sport per la Rai e per le reti Fininvest e collaborò per diverse testate cartecee.

Alcuni anni fa, in un’ intervista rilasciata in occasione di un evento, disse che, “nello sport l’importante non è vincere, ma praticarlo, amarlo, appassionandosi in modo sano; poi, in un passaggio successivo, è lecito iniziare ad avere ambizioni”.

Praticamente la propria storia, quando, in un’epoca in cui il basket femminile era “materia” conosciuta da pochi, addirittura era già difficile imporsi per i cestisti maschi, Mabèl si appassionò a questa disciplina, praticandola in un contesto (quello di Avellino) molto defilato nel panorama del basket, ma con passione e carattere riusì a percorrere una carriera che la portò fino all’Olimpo della palla a spicchi.

Con la nazionale italiana disputò tre edizioni del campionato europeo, conquistando il terzo posto nell’edizione italiana del 1974 e una del campionato mondiale, nel 1975 in Colombia, concluso al quarto posto assoluto e con il personale di miglior realizzatrice.

Mabèl Bocchi è stata la più grande della sua epoca, probabilmente ancora non raggiunta da nessun’altra, per lo meno a livello italiano; fu capace di trasmettere sicurezza e umanità dentro e fuori dal campo, un carattere vivace e una personalità impareggiabile. Era una vera trascinatrice  delle giocatrici, capitana ma anche sindacalista, proprio con le rivendicazioni che sin dalla giovane età intraprese per dare dignità alla pratica sportiva femminile.  

La sua fu poi una vita caratterizzata dal grande amore per le novità e per “l’avventura”, amante dell’arte e degli animali, ebbe anche un’esperienza in ambito politico-istituzionale entrando in giunta nel comune di Sesto San Giovanni.

Da qualche tempo si era trasferita in Calabria, a San Nicola Arcella, dove è mancata in seguito ad una di quelle malattie che non ti da danno scampo.    

Fabio Buffa

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