Kokedama: l’arte giapponese di coltivare piccole piante senza vaso

Kokedama, La palla di muschio che sfida le regole comuni di gestione del “verde”

Esiste un’antica arte giapponese delle piante coltivate in una sfera di terra rivestita di muschio, senza vaso. C’è anche chi la chiama “palla di muschio”, e la cosa sembra suscitare, per lo più, un mix tra interesse e stupore. Superata la prima fase di meraviglia legata all’interrogativo su come una pianta possa stare senza un vaso contenitore, segue poi un’altra questione. E cioè come è opportuno gestire una pianta le cui radici sono rivestite da muschio per garantire una lunga vita? Ma soprattutto come si è originata questa pratica e perché?

Sembra che le risposte vadano ricercate nella necessità di reperire un escamotage povero per coltivare piante senza vaso. Passando dalle origini all’epoca attuale, si può dire che oggi il “kokedama” sia da considerarsi invece una vera e propria forma di arte vegetale. Ad onor del vero va anche aggiunto che non tutte le piante sono adatte per ovvi motivi. Vediamo quindi, più da vicino, quali specie sopravvivano meglio in questo inusuale “format”. Tra le più indicate: Pothos, Felci e Marantaceae. Seguono Ficus, Ginseng e Asparagus. Una buona riuscita è anche quella delle piante succulente e grasse (come Crassula o Echeveria).

A questo punto però una domanda nasce spontanea: come si innaffiano queste piante con le radici avvolte in questa palla di terriccio e muschio? Il metodo più indicato sembra essere quello dell’immersione della sfera in una bacinella di acqua, per un periodo prolungato di qualche minuto. Il che equivale a dire che la pianta va idratata dal basso e mai dall’alto.

Passando alla prospettiva di vita, si può dire che un kokedama ben curato può vivere diversi anni. Se il muschio della base sferica dovesse poi cambiare tonalità di colore, passando dal verde al marrone, nessun allarmismo. Nei forum di amatori e coltivatori di Kokedama viene infatti spesso segnalato che il mutamento cromatico può spiegarsi come un normale processo di invecchiamento.

Da ultimo, ma non per ordine d’importanza, un’altra domanda assai frequente è come collocare il Kokedama. Ovvero: va appeso o semplicemente appoggiato? Volendo risalire alle sue origini, il kokedama veniva storicamente collocato su piattini o ciotole. C’è però anche chi, attratto da idee di design, lo appende al soffitto, magari in punti un po’ strategici, come fosse una sorta di “giardino volante”. Ed infatti risale proprio al 26 settembre un workshop al riguardo di cui si è fatta promotrice l’Università di Catania dal titolo “L’orto appeso a un filo”. Per saperne di più questo è il link.

Maria Teresa Biscarini

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