Nemi: il borgo delle fragole

Nemi, il borgo dell’amore, delle fragoline di bosco, del culto di Venere e Diana… il più affascinante dei Castelli Romani, posto alle pendici dei Colli Albani, sull’orlo del cratere del lago che ne porta il nome.

Un borgo medievale che, secondo la leggenda, è in grado di infondere il giudizio in chiunque vi si rechi e passi sotto il suo arco principale; un magico rituale in cui ancora molti credono, che permetterà di diventare più acuti nel valutare e affrontare le situazioni avverse della vita.

Le prime tracce di insediamenti umani e di culti nella cosiddetta “valle del lago” risalgono al Neolitico, ed erano strettamente legati alla Dea della vita (identificata successivamente con la latina Diana), il cui simbolo era la luna, quella luna che ogni notte sorge alta e splendente sul “sacro bosco” che circonda il borgo, si specchia sulle scure acque del suo lago vulcanico, e trova riscontro nel nome di molte attività e botteghe locali.

Sarà il suggestivo panorama, l’aria frizzante che si respira o le magnifiche tradizioni enogastronomiche e culturali a rendere, da sempre, Nemi il più noto e frequentato borgo dei Castelli Romani; il cuore verde e pulsante di Roma.

Da non perdere l’annuale ricorrenza della “Festa delle fragole” (di cui Nemi è uno dei maggiori produttori), che si svolge solitamente durante le prime due settimane di giugno.

Le “fragolare”, nei loro costumi storici, regaleranno volentieri ai passanti squisiti cestini contenenti delizie di bosco.

Nemi, però, non è soltanto natura ma anche arte: l’arte dell’architettura si declina in santuari, chiese, musei e nell’imponente e disabitato Palazzo Ruspoli, dall’aspetto quasi spettrale, costruito nel Medioevo per volontà dei conti Tuscolo.

Davanti al Palazzo, la piazzetta del borgo ospita la recente fontana di Medusa, i cui occhi vitrei ipnotizzano i passanti. Da visitare, infine, il museo delle navi romane e i resti del Tempio di Diana – Arcina; durante la lunga passeggiata che scende fino al lago, sarà possibile scorgere su una delle pareti rocciose del “Belvedere” il corpo di un uomo intagliato nella roccia, possibile rappresentazione di un angelo o di una qualche divinità.

Ambra Belloni

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