Il “Pulcinella senza maschera”: Massimo Troisi

Scomparso a soli quarantuno anni, il giorno dopo aver finito le riprese de Il postino (film che lo candidò ai Premi Oscar come migliore attore), Troisi, regista, attore e sceneggiatore italiano, fece breccia nel cuore del pubblico fin dal suo primo esordio, nel 1981, con il film Ricomincio da tre.

Una capacità espressiva senza eguali e una gestualità mimica inconfondibile resero l’attore napoletano il diretto erede di Eduardo de Filippo e Totò, permettendogli di cavalcare l’onda di una napoletanità «irridente e dolente», quella legata alla “Nuova Napoli”, raccontata nei suoi testi anche dal caro amico Pino Daniele.  
Il comico dei sentimenti, l’anarchico malinconico del cinema italiano, il Pulcinella senza maschera… Massimo Troisi fu da sempre considerato uno dei maggiori interpreti della storia del teatro e del cinema, «un’escursione rivitalizzante in questo ambiente», che riuscì a portare sulle scene la nuova tipologia moderna di “antieroe”: l’uomo comune vittima dei tempi moderni.
A distinguerlo, appunto, un dialetto vivacissimo e torrenziale, sincopato e colorito: «l’unica lingua che so parlare a dire il vero!» avrebbe ammesso con divertimento l’attore, quella stessa lingua che lo ha reso protagonista indiscusso e indimenticabile di moltissimi capolavori cinematografici, dall’amatissimo Non ci resta che piangere, surreale viaggio nel tempo nella Firenze medicea in compagnia dell’esilerante attore toscano Roberto Benigni al più riflessivo Pensavo fosse amore… invece era un calesse, del 1991.

Emblematiche le parole di Federico Salvatore che vide nell’attore partenopeo, nato nel cuore pulsante della periferia di Napoli, un “Pulcinella senza maschera” perché «Pulcinella è stato internazionale ed ha superato il Volturno. Massimo ha fatto la stessa cosa, è stato l’unico napoletano che con una napoletanità non fine a sé stessa ha superato il Volturno».
Un attore in grado di arrivare dritto al cuore e di mettere il cuore nella vita e in tutti i suoi pezzi (comprese le sue canzoni, sempre musicate dall’amico Pino Daniele: O ssaje comme fa ‘o core), quel cuore che il 4 giugno del 1994, dopo continue febbri reumatiche, ha smesso di battere, ma il suo ricordo vive ancora in tutti i personaggi dei suoi film, anche in quelli che per uno strano scherzo del destino sono scomparsi prematuramente e hanno da sempre «giocato a nascondino con la morte», affrontandola, però, con coraggio, “senza maschere”, proprio come lui.

Ambra Belloni

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