La Festa della cipolla di Cannara (PG), dall’1 al 13 settembre, torna per la 44a edizione: 120 piatti, circa sessanta appuntamenti, quasi seicento volontari, solidarietà, agricoltura locale e il progetto per il riconoscimento Igp.
Tra cucina, volontariato, agricoltura e solidarietà, la Festa della Cipolla di Cannara (PG), dall’ 1 al 13 settembre, torna a raccontare un territorio che ha saputo trasformare un prodotto della terra in identità collettiva.
Ci sono prodotti che appartengono a un territorio e altri che, con il passare del tempo, finiscono quasi per raccontarlo. La cipolla di Cannara, sembra appartenere a questa seconda categoria. Non è soltanto un ingrediente, né semplicemente il centro di una manifestazione gastronomica capace di richiamare ogni anno un pubblico imponente: è diventata un linguaggio attraverso il quale una piccola comunità umbra parla di sé, delle proprie campagne, del lavoro, della convivialità e di quella capacità tutta italiana di trasformare la tavola in un luogo d’incontro.
L’edizione 2026, la 44° per la precisione si offre al pubblico con un pedigree di tutto rispetto: oltre 150.000 presenze nelle passate edizioni e un programma che quest’anno si arricchisce di ben 120 preparazioni gastronomiche a base di cipolla, dall’antipasto al dolce, da gustare nei 6 punti gastronomici, 60 appuntamenti e quasi 600 volontari.
Ma, soprattutto, dietro i numeri della manifestazione c’è la storia di un comunità che continua a riconoscersi nella propria tradizione.
Una cipolla, centoventi modi per raccontarla.
Fritta, arrostita, cotta in padella, inserita nelle ricette più tradizionali oppure trasformata attraverso interpretazioni differenti; a Cannara la cipolla smette di essere comprimaria e conquista il centro del piatto.
A lavorarla saranno i sei punti gastronomici della festa: Al cortine antico, El cipollaro, Il giardino fiorito, Il rifugio del cacciatore, La locanda del curato e La taverna del castello. Insieme proporranno circa 120 piatti diversi, senza dimenticare una delle preparazioni più amate, la pizza alla cipolla, dalla quale durante la manifestazione vengono sfornati ogni anno circa 100.000 pezzi. Le aperture sono previste ogni sera dalle ore 19:30 e la domenica anche a pranzo.
Ma forse il dato più interessante non è soltanto la quantità. E’ la capacità di costruire intorno a un ingrediente apparentemente semplice un patrimonio gastronomico riconoscibile. Perché la cucina popolare ha spesso questa forza: prende ciò che la terra offre e, attraverso il tempo, la necessità e la creatività delle famiglie, lo trasforma in memoria.
Dalla terra al piatto: il valore della filiera locale.
Tra le novità dell’edizione c’è la collaborazione con Coldiretti Perugia, pensata per avvicinare chi produce a chi consuma. Nei fine settimana saranno presenti i punti di vendita diretta delle eccellenze agroalimentari umbre e sono previste dimostrazioni di cucina nelle quali i prodotti locali verranno trasformati in piatti legati alle tradizioni del territorio.
E’ un passaggio significativo, perché permette di guardare oltre ciò che arriva in tavola. Dietro una cipolla ci sono una campagna, stagioni, mani, conoscenze tramandate e un’economia agricola che contirua a rappresentare un presidio per il territorio.
“Un’occasione per mettere in contatto il produttore e il consumatore e far conoscere il lavoro che è all’origine dei piatti che vengono serviti negli stand“, ha dichiarato Anna Chiacchierini presidente Coldiretti Perugia. “Anche un modo per far conoscere il valore dell’agricoltura come custode del territorio, sia a tutela del consumatore che riceve un cibo sano e locale che a tutela dell’ambiente”
Parole che restituiscono alla festa una dimensione ulteriore. Mangiare locale significa anche conoscere l’origine di ciò che si porta nel piatto e riconoscere il lavoro di chi continua a coltivare la terra.
Una festa costruita da quasi seicento volontari.
Eppure, per capire davvero Cannara, bisogna, probabilmente, allontanarsi per un momento dalle cucine.
Il dato che racconta più di molti altri la natura della manifestazione è quello dei volontari; sono quasi seicento in un comune di circa quattromila abitanti. Cominciano a lavorare alla preparazione mesi prima dell’apertura della festa.
Significa che una parte consistente della popolazione partecipa direttamente alla costruzione dell’evento. E’ qui che una festa gastronomica assume un significato diverso: non qualcosa che semplicemente accade in un paese, ma qualcosa che il paese realizza insieme.
Il presidente dell’Ente Fesa della cipolla, Roberto Damaschi, lo ha spiegato durante l’evento di presentazione della nuova edizione mettendo in evidenza soprattutto il legame con la solidarietà.
“Ogni stand è gestito da un’associazione che opera nel sociale, i cui ricavi quindi, tornano sul territorio in iniziative e progetti di vario tipo, dallo sport alla cultura e alla salute, e lo stesso Ente Festa reinveste su Cannara, basti pensare al campo sportivo alla cui realizzazione abbiamo contribuito con i fondi della festa.”
“C’è poi ogni anno – ha aggiunto – una collaborazione con associazioni di volontariato del territorio, a cui viene devoluto parte del ricavato, e ad esempio quest’anno abbiamo rinnovato l’intesa con l’Associazione umbra per la lotta contro il cancro”.
A questa dimensione si affianca la nuova collaborazione con la Federazione italiana nuoto paralimpico, che durante la festa proporrà un laboratorio sportivo esclusivo.
Ed è forse proprio qui che la cipolla cambia definitivamente significato: il prodotto che genera economia diventa anche strumento attraverso il quale restituire qualcosa alla comunità.
Il Progetto per il riconoscimento Igp.
La prospettiva, però, non guarda soltanto alla festa. A Cannara si sta lavorando ad un obiettivo che lega la tutela del prodotto alla possibilità di rafforzarne il valore economico e territoriale.
“Stiamo lavorando per ottenere la certificazione Igp e contiamo di consegnare tutta la documentazione necessaria entro l’anno – ha dichiarato Fabrizio Gareggia, sindaco di Cannara – il nostro obiettivo è che l’economia che gira intorno alla nostra cipolla si consolidi e si rafforzi, così che diventi un elemento che contribuisca a fa vivere la nostra comunità.”
E’ probabilmente uno dei passaggi più importanti per il futuro. La tutela di una produzione tipica non riguarda infatti soltanto il riconoscimento di una qualità gastronomica: significa provare a creare condizioni perché coltivazione, trasformazione, ristorazione e turismo possano alimentare un’economia capace di rimanere sul territorio.
Sessanta appuntamenti e una festa che invade il paese.
La gastronomia resta nel cuore della manifestazione, ma non ne esaurisce il programma. Nei tredici giorno sono previsti circa 60 appuntamenti collaterali: il concorso canoro Canta Cipolla, raduni di auto e moto d’epoca, cooking show, spettacoli, giocoleria, escursioni, visite guidate, laboratori e attività per bambini, musica dal vivo, selezioni musicali, mostre d’arte e dirette con i 7 Cervelli.
Quanto una festa diventa identità
Alla fine rimane un’immagine semplice: quella di un paese che apparecchia la propria tavola e invita gli altri a sedersi.
La Festa della cipolla può certamente essere letta attraverso i suoi numeri, ma questi, da soli, non spiegano poiché una manifestazione continui a crescere dopo quarantaquattro edizioni.
La risposta sembra trovarsi altrove. E’ nella cipolla coltivata nei campi e poi portata nelle cucine. E’ nelle associazioni che lavorano affinché una parte di ciò che la festa produce ritorni alla comunità. E’ negli agricoltori che raccontano da dove arriva il cibo. E’ nel progetto per ottenere il riconoscimento Igp. Ed è soprattutto nelle centinaia di persone che dedicano tempo ed energie a un appuntamento che, anno dopo anno, continua a essere anche un modo per riconoscersi.
Perché alcune tradizioni sopravvivono semplicemente ripetendo ciò che è stato fatto prima. Altre rimangono vive perché riescono a cambiare senza perdere le proprie radici. Cannara sembra avere scelto la seconda.
Eleonora Giovannini