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Acqua del rubinetto? Bevila

Tra i più grandi miti sull’acqua da rubinetto, vi è il calcare (ossia carbonato di calcio) in essa contenuto. 

L’acqua del rubinetto può causare calcoli renali: uno dei più grandi falsi miti. 

Per alleviare le pene di biologi e chi con l’acqua (pubblica) ci lavora, è sceso in campo l’Istituto Superiore di Sanità, che conferma si tratti di una falsa informazione. Il calcare, infatti, è un composto presente in natura e quindi in tutta l’acqua, sia quella del rubinetto che quella presente in bottiglia: quando arriva nello stomaco, viene trasformato in calcio biodisponibile, un elemento prezioso per la salute e quindi utile al corpo.

Di fatto, quindi, bere acqua dal rubinetto non comporta alcun rischio a livello renale, al contrario. Alcuni studi sostengono che questo composto svolga un ruolo protettivo per le pareti dei vasi sanguigni. I calcoli renali, infatti, sono dei piccoli aggregati che si depositano nei reni e che possono essere espulsi attraverso le urine (altrimenti potrebbero causare dolori riflessi o conseguenze più gravi). Contrariamente a ciò che si pensa, però, non sono formati da “calcare” ma da ossolato di calcio per il loro 75% mentre, nel restante 25%, ci sono fosfato di magnesio, acido urico, cistina, fordato di ammonio e fosfato di calcio.

I calcoli renali si formano soprattutto per due motivi: uno è la predisposizione genetica e l’altro è la disidratazione. Se qualcuno che già è predisposto ad averli beve poco, allora ecco che nei reni si può accumulare tutta quella sostanza che poi va a formare i calcoli. A favorirli anche una dieta troppo ricca di proteine, sale e zuccheri. Se quindi siete abituati a bere l’acqua del rubinetto, continuate a farlo tranquillamente: non c’è rischio.

Tutto ciò chiaramente prescinde dal caso specifico, in quanto il sistema idrico dovrebbe essere a norma, e nei casi in cui degli eventi eccezionali interrompano il “ciclo di sicurezza”, il comune o l’acquedotto interessati, allerterebbero prontamente i cittadini. Questo almeno in Italia.

Chiarito tutto ciò, non bisogna tralasciare l’impatto ambientale di consumare dell’acqua confezionata in plastica, che spesso viene gettata via (e magari neanche riciclata), e pur quando riutilizzata, bisogna attenersi alle indicazioni di ciascuna bottiglia, in quanto alcuni tipi di plastiche non sono riutilizzabili e un loro riutilizzo, rilascerebbe microparticelle di plastiche. A questo già di per sé importante lato ecologico, vi è anche l’aspetto economico che consegue all’ acquisto di acqua imbottigliata. E ultimo ma non meno importante, la fatica. Insomma ingegneri e ambientalisti hanno messo a punto una complicato sistema di tubature e relativo controllo per farci arrivare a casa acqua potabile, e noi bypassiamo questo sforzo, per andare a fare la coda al negozio e acquistare acqua intrappolata in plastiche per un vantaggio che in realtà non esiste a fronte di vari svantaggi per sé e per l’ambiente.

Facciamo vivere questi acquedotti, usiamo l’acqua con parsimonia e soprattutto, beviamola.

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