MAGIA NEL RUBINETTO

L’acqua che sgorga, fresca in estate, dissetando bimbi e anziani, con le tipiche fontane disseminate nei centri storici della Puglia è un’immagine radicata nel nostro presente, talmente che alle volte rischia di parere scontata. E invece scontata non lo è affatto. La sua importanza può essere dedotta anche solo dal nome della regione stessa. 

Un passo (o forse due) indietro

La Puglia, il granaio di Italia (ante tempore, ante-globalizzazione), una lingua di terra che separa e unisce Adriatico e Ionio, è sempre stata una regione secca. E non a caso oggigiorno chiamiamo Puglia questo angolo di terra magico, crocevia di saperi, filosofie, gastronomie e architetture bellissime, spiagge e distese mozzafiato. In merito al significato etimologico del termine Puglia, vi sono diverse ipotesi. La più verosimile è quella di Fazio degli Uberti nel Dittamondo, riferendosi al termine “siticulosa” dato alla regione da Orazio, scrive: “Apuglia è detta, ch `l caldo v ‘è tale che la terra vi perde alcuna volta la sua vertù e fruttifica male”. In termini diversi, la denominazione Puglia deriverebbe da a-pluvia, non precisamente nel significato letterale di “priva di pioggia”, ma in quello oraziano, cioè “assetata, arida” in relazione non solo al clima ma anche alla tipologia di terreno predominante (la dizione “Apulia” fu impiegata per la prima volta ufficialmente quando l’Italia venne ripartita da Augusto in 11 “regiones”, di cui la “regio secunda” fu denominata esattamente “Apulia et Calabria” i cui confini erano più ampi degli attuali.). La natura del suolo e del sottosuolo, pertanto, non consente accumuli o riserve d’acqua. Né la pietra viva calcarea né quella carsica porosa sono in grado di trattenere l’acqua che così penetra verso il basso concentrandosi a grandi profondità, dove incontra le acque salmastre e marine. Nella maggior parte delle Puglie mancano, infatti, corsi d’acqua superficiali, mentre le acque sotterranee appartengono o alla falda carsica e sono generalmente molto profonde, o a falde freatiche e sono scarse: le une e le altre, inoltre, non sempre rispondono ai requisiti igienici e non si possono perciò dire veramente e sempre potabili. A complicare il quadro, una popolazione superiore già nel 1861 ai 2 milioni di abitanti e l’assenza nelle regioni viciniore del versante meridionale adriatico di sorgenti d’acqua. Pertanto si fu costretti a cercare nel versante tirrenico dell’Appennino sorgenti che potessero dare alle Puglie acque buone e abbondanti.  

Già nell’800 si diffondono epidemie, mortalità infantile e un alto numero di decessi causati dalla scarsità di acqua salubre. All’alba della fondazione del nuovo Stato italiano, la mancanza di acqua diviene subito una delle prime grandi emergenze nazionali.

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