La mummificazione seconda parte

Fino al nuovo regno la mummificazione non aveva le tecniche definitive che crearono le mummie che conosciamo oggi.

Fu solo col nuovo regno che si dette il via al nuovo processo che possiamo definire classico e che può essere diviso in 14 fasi.

Per prima cosa si spostava il corpo del defunto in una cabina temporanea dove veniva spogliato e lavato, successivamente si spostava il corpo pulito e preparato fino al luogo dell’imbalsamazione vera e propria. Dopo aver messo il corpo sul tavolo si rompeva l’osso del naso per introdurre un gancio che riduceva in poltiglia il cervello e poi si girava la testa in modo che il liquido uscisse dal cranio.

Veniva poi svuotato il corpo dai suoi organi interni attraverso una incisione diagonale sul lato sinistro dell’addome parallelo all’anca, poi l’imbalsamatore iniziava il lavoro sporco inserendo il braccio per togliere gli organi interni.

A questo punto la cavità interna veniva pulita con acqua e vino di palma, mentre gli organi estratti venivano trattati come piccole mummie e pertanto venivano essiccati in natron e disposti in vasi canopi.

Con l’introduzione di mirra, natron e resina e lino si faceva disidratare l’interno del corpo per poi ricoprirlo di natron e lasciarlo immerso nella posizione desiderata per quaranta giorni.

Passati i 40 giorni si verificava che il corpo fosse diventato una mummia e lo si rendeva più naturale possibile di aspetto chiudendo gli orifizi della testa e abbellendo il corpo curando capelli e unghie.

Infine si proseguiva la fase del trucco per dare alla mummia un aspetto gradevole e la si ungeva con oli aromatici.

Si impermeabilizzava il corpo con resina liquida che seccandosi formava uno strato protettivo e alla fine si trasformava il corpo nella classica mummia egiziana mediante il bendaggio.

Benedetta Giovannetti

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