Henrietta Lacks e le cellule HeLa

Un contributo fondamentale per la ricerca scientifica

Il 4 Ottobre del 1951 moriva alla giovane età di 31 anni Henrietta Lacks. La sua vita è stata portata via da una malattia terribile che colpisce solo le donne: l’adenocarcinoma della cervice uterina. La sua morte però è stata qualcosa di più di un tragico evento perché dalle sue cellule si sono potute ricavare straordinarie scoperte scientifiche. Infatti quando le venne fatta una biopsia per la diagnosi, le cellule prelevate dal suo corpo dimostrarono di avere una straordinaria capacità di sopravvivenza in vitro: non invecchiavano e continuavano a produrre nuove cellule. Questa cosa di norma non accade, per questo vennero diffuse in tutti i laboratori del mondo permettendo la messa in atto di migliaia di attività di ricerca su di esse e, di conseguenza, anche tante scoperte eccezionali.  Il problema fondamentale della ricerca, infatti, era stato fino ad allora l’impossibilità di portare avanti molte ricerche a causa della rapida morte delle cellule una volta prelevate dal corpo. Così queste vengono dette, in relazione al loro comportamento straordinario, cellule HeLa (dal nome della donna) per distinguerle da quelle comuni. Nel 1999 si è fatta luce sulla causa di questo loro comportamento anomalo: il papilloma virus (causa del tumore) aveva determinato in esse una mutazione genetica che è alla base della loro capacità di non invecchiare e di riprodursi all’infinito in vitro. La loro diffusione in tutti i laboratori del mondo ha permesso di sviluppare il vaccino contro la poliomielite, la fertilizzazione in vitro, gli attuali vaccini contro il Covid-19 e tante altre scoperte ancora. Tutta la vicenda è stata accompagnata da dispute bioetiche in relazione al fatto che l’uso delle cellule è stato fatto senza il consenso della donna, cosa che comunque all’epoca era legale. L’identità della “donatrice” è stata mantenuta segreta fino al 1973, anno della morte del medico che aveva prelevato e diffuso in tutto il mondo il campione.

Glenda Oddi

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