La vittoria del Giro d’Italia lancia Jonas Vingegaard nell’olimpo dei grandi ciclisti
La vittoria del Giro d’Italia lancia Jonas Vingegaard nell’olimpo dei grandi ciclisti. Diventa infatti l’ottavo di sempre a conquistare la “tripla corona” cioè a vincere tutti e tre i Grandi Giri in carriera. E c’è riuscito prima del grande rivale Pogacar! Dopo i due Tour de France e la Vuelta a Espana, il successo nella corsa rosa lo affianca ad Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome.
È stato un Giro dominato dal danese, con rivali che non hanno mai provato a contrastarlo in salita e chi ci ha provato, Pellizzari in primis, ha pagato pesantemente lo sforzo: troppo forte Vingegaard per tutti in salita, mentre solo a cronometro non è stato dominante. Il Giro 2026 ha vissuto una prima fase molto caotica con numerose cadute che hanno tolto di scena alcuni protagonisti come Adam Yates, per avere poi una seconda fase più lineare. È stato il Giro che ha consacrato Felix Gall come “primo degli umani”, piazzato sempre secondo nelle tappe di montagna dietro il danese, ma anche quello della consacrazione di Paul Magnier nelle volate (tre vittorie in cinque sprint, sua anche la classifica a punti) e di Jhonatan Narvaez come re delle frazioni mosse (anch’egli tre successi prima del ritiro). La rivelazione però è stata Afonso Eulalio, 24 anni portoghese, in maglia rosa per 10 giorni grazie alla fuga di Potenza e poi sesto alla fine (miglior giovane) con una capacità di resistenza in montagna che pochi avevano previsto, nonostante il nono posto allo scorso durissimo mondiale.
Per l’Italia un Giro in agrodolce: 4 vittorie di tappa, con Ballerini, Ganna (cronometro mostruosa), Bettiol e un Milan che nell’ultima tappa a Roma si salva dal disastro. Bene anche Ciccone che ha conquistato la classifica scalatori, ma senza successi di tappa, Piganzoli, che da gregario di Vingegaard chiude ottavo e Caruso che a 38 anni termina nono. Rimandato invece Pellizzari: tra il sopracitato fuorigiri per tentare di resistere a Vingegaard e un virus che lo ha debilitato, è crollato a metà Giro, ma ha dimostrato carattere nell’aiutare nelle ultime tappe il compagno Hindley e tentare anche un fuga: è giovane, ha tempo per rifarsi.
Daniele Capello


