Vicino a Torino troviamo il comune di Trana, ad inizio ‘900 era un set naturale per il grande cinema
La Torino di inizio ‘900 possiamo paragonarla ad una antica Hollywood, dove esistevano oltre venti case di Produzione Cinematografica. Il Cinema muto aveva nella città della Mole la propria capitale e nello stesso centro sabaudo si giravano molti film. Ma le case cinematografiche torinesi erano sempre alla ricerca di location per ricreare la giusta narrativa ambientale per il Grande Schermo. A circa trenta chilometri dal capoluogo sabaudo, si trova un piccolo comune, passeggiando nel suo centro storico sembra, ancora oggi, di tornare indietro di oltre un secolo, quando questa località veniva scelta dalle case di produzione torinesi come contesto ideale per diversi film (dovrebbero essere nove). Questo comune è Trana, paesino che si trova nel cuore della Val Sangone, una valle alpina nella parte occidentale del Piemonte. Furono gli aspetti paesaggistici di questa località a colpire e ad ispirare i registi che narravano storie antiche. Trana è un caratteristico borgo di origine medievale dominato da una torre di 30 metri e dalla Chiesa della Natività di Maria Vergine (XVII sec.). Il nucleo antico è caratterizzato da case in pietra, corti chiuse e antichi percorsi agricoli, con un’atmosfera rurale che ha un nonsochè di terra “in capo al mondo”, integrata in un contesto naturalistico che include il fiume Sangone, la torbiera e il Monte Pietraborga. Ad inizio ‘900 a Trana ci arrivavi “comodo” da Torino con il Tram, quindi era agevole trasportare dal capoluogo a questo paesone gli addetti ai lavori e le attrezzature per girare i film. Insomma, era un vero set cinematografico naturale. Grazie al Sangone potevi pure ambientarci scene marittime, inoltre il ponte sullo stesso fiume, “accolto” dalle mura di pietra, andava bene per scene ambientate ai tempi delle guerre puniche.
Dei (forse) nove film girati tra il 1909 e il 1921 ne abbiamo scovati sette: “Il piccolo vandeano” del 1909 diretto da Luigi Maggi, attore e regista torinese, con un cast che compredeva, tra gli altri, Alberto Capozzi, Oreste Grandi, Mario Voller-Buzzi ed Ernesto Vaser. La casa di produzione era l’Ambrosio Film.
Nello stesso anno si girò “Albania ribelle”, di Domenico Gaido, prodotto dalla casa cinematografica Pasquali di Torino.
Nel 1912 nel borgo della Val Sangone fu la volta de “Il pellegrino”, di Mario Caserini, mentre nel 1914 Trana fu il set di “Epopea napoleonica”, con la regia di Edorado Bencivenga per l’Ambrosio.
Seguì poi “Salambò” un film sempre di Gaido tratto dal romanzo struggente di Gustave Flaubert, ambientato nelle guerre puniche.
Nel 1921 la Albertini Film Torino produsse “Il ponte dei sospiri”, con una storia risalente al ‘500. Due anni prima a Trana venne girato “Zavorra umana” con la regia di Gustavo Zarenda de Jarachewsky: tra le foto dell’epoca ne troviamo una, proprio relativa a questo film, in cui viene immortalata una mongolefiera accanto alla torre di Trana. Infatti la trama di questo film racconta di un giovane, innamorato di una ragazza, che va a salvare l’amata dopo che quest’ultima era stata imprigionata nella stessa torre. E a salvarla ci va in mongolfiera.
Trana, prima di diventare un set cinematografico, era un paese tranquillo, di quelli in cui non accade mai nulla. Il primo film scompigliò questo luogo e la gente si recava nelle zone in cui venivano girate le scene, prima con timore, poi con perplessa curiosità e infine con divertimento. Gli abitanti di Trana diedero anche il proprio contributo, accettando di diventare comparse nelle pellicole girate nel proprio paese e offrendo animali, carri, cortili e manodopera per la costruzione di strutture che servivano per il solo svolgimento delle riprese.
Ancora oggi in questa località sono presenti cartelli che raccontano e ricordano quei tempi passati, sottolineando come questo comune si possa definire una piccola capitale del cinema muto.
Fabio Buffa


