Nasce ad Assisi Symbiosis, il premio dedicato al rapporto tra uomo e ambiente. La prima edizione, “Il Cantico del bosco”, unisce tutela del territorio, cultura del tartufo, scienza e spirito francescano.
Ci sono parole che appartengono alla scienza e che, quando incontrano la poesia, finiscono per raccontare qualcosa di molto più profondo. Simbiosi è una di queste.
In natura indica una relazione stretta, un legame nel quale organismi diversi vivono in rapporto reciproco. Nel bosco, questo legame trova una delle sue espressioni più affascinanti nell’incontro tra il fungo e la radice della pianta. È un rapporto silenzioso, sotterraneo, invisibile agli occhi di chi attraversa un sentiero, ma indispensabile alla vita.
È proprio da questa immagine che nasce Symbiosis, il nuovo premio istituito dall’Associazione nazionale Città del tartufo – ANCT, dall’Associazione Cerca e cavatura del tartufo in Italia – CerCa e dalla Federazione nazionale delle Associazioni dei tartufai italiani – FNATI.
Un premio che, già nel suo nome, sceglie di non separare l’uomo dalla natura, ma di riportarlo dentro quella trama di relazioni della quale egli stesso fa parte. La prima edizione sarà presentata ad Assisi venerdì 25 settembre, alle ore 17, a Palazzo Monte Frumentario, nell’ambito della 17a edizione del World Tourism Event – Salone internazionale del turismo nei siti patrimonio mondiale.
Il Cantico del bosco
Non poteva esserci luogo più evocativo di Assisi per parlare di un rapporto nuovo, e forse antico, tra l’essere umano e il mondo naturale. Il tema scelto per questa prima edizione è “Il Cantico del bosco”, un titolo che richiama lo spirito francescano e l’idea del Creato, ma che prova a portare quella visione dentro le questioni del nostro tempo.
L’ottavo centenario della morte di San Francesco diventa così l’occasione per riflettere sull’armonia tra uomo e ambiente attraverso una sensibilità contemporanea. Non soltanto contemplazione, dunque, ma responsabilità.
Perché il bosco non è semplicemente uno spazio verde da attraversare, né una risorsa da utilizzare. È un sistema complesso nel quale ogni elemento concorre all’equilibrio dell’insieme. E il rapporto con il bosco diventa inevitabilmente una domanda sul modo in cui l’uomo intende abitare la Terra.
Il tartufo, in questo senso, diventa quasi un ambasciatore naturale di questa relazione. L’uomo cerca, raccoglie, conosce. Il bosco offre, custodisce, rigenera. Tra queste due azioni dovrebbe esistere una misura: quella del rispetto.
È questa la metafora alla quale guarda Symbiosis, attraverso l’immagine di un patto reciproco tra l’uomo che “raccoglie” e il bosco che “offre”.

La conoscenza scientifica incontra la coscienza civile
Il valore del premio sembra risiedere proprio nel tentativo di mettere in dialogo dimensioni che troppo spesso vengono considerate separate.
Da una parte la conoscenza scientifica, necessaria per comprendere i delicati equilibri degli ecosistemi e le trasformazioni che stanno interessando il nostro pianeta; dall’altra la coscienza civile, cioè la consapevolezza che conoscere non basta se quella conoscenza non diventa anche responsabilità, tutela e capacità di prendersi cura dei territori.
Il premio nasce infatti con uno sguardo ampio. I candidati alla prima edizione sono stati individuati tra personalità che si sono distinte in diversi ambiti: dalla micologia alla selvicoltura, dalla gestione del patrimonio forestale allo studio delle influenze e delle possibili mitigazioni dei cambiamenti climatici.
Ma non solo. Tra i criteri indicati rientrano anche le attività legate alla salvaguardia dell’ambiente e quelle opere e testimonianze capaci di documentare le trasformazioni sociali e antropologiche avvenute negli areali tartufigeni.
È un modo per riconoscere che la tutela di un territorio non passa attraverso una sola disciplina. Il bosco può essere studiato da uno scienziato, attraversato da un cercatore di tartufi, raccontato da uno scrittore, fotografato da un artista, amministrato da chi ha la responsabilità delle aree forestali. Sono sguardi diversi, ma possono convergere nella medesima consapevolezza: ciò che abbiamo ricevuto non ci appartiene completamente.
Il bosco come memoria
C’è poi una dimensione che riguarda la memoria. Gli areali tartufigeni non sono soltanto luoghi naturali. Sono territori abitati da storie, gesti, conoscenze tramandate, consuetudini e forme di relazione con la terra che attraversano le generazioni.
La cerca e la cavatura del tartufo appartengono a una cultura nella quale la conoscenza dell’ambiente si è costruita lentamente, attraverso l’esperienza e l’osservazione.
Conoscere un bosco significa anche imparare a leggerne i segnali: la sua umidità, i suoi profumi, le sue stagioni, le sue trasformazioni.
E significa comprendere che ogni alterazione dell’equilibrio naturale produce conseguenze che non rimangono necessariamente confinate dentro i confini di quel bosco. È anche per questo che il tema dei cambiamenti climatici entra nel perimetro del premio. La salute degli ecosistemi forestali riguarda il presente, ma soprattutto interroga il futuro.
Un premio che guarda avanti
Symbiosis nasce con l’ambizione di diventare un appuntamento annuale e di affrontare, di volta in volta, una tematica differente. La prima edizione, dunque, potrebbe essere letta come l’inizio di un percorso.
Un percorso nel quale il bosco non viene osservato soltanto come patrimonio naturale, ma come luogo nel quale si incontrano ambiente, cultura, scienza e comunità.
Durante la presentazione del 25 settembre saranno svelati i tre finalisti della prima edizione. Il vincitore sarà poi proclamato e il premio consegnato ad Assisi nel mese di novembre. Ma oltre al nome di chi riceverà il riconoscimento, ciò che merita attenzione è il messaggio che accompagna questa iniziativa.
In un tempo nel quale l’uomo sembra spesso dimenticare di essere parte della natura, parlare di simbiosi significa ricordare una verità elementare: non esiste un “noi” separato dal mondo che ci circonda. Esistiamo dentro una rete di relazioni.
Come il fungo e la radice, che si incontrano sotto la terra senza che quasi nessuno possa vedere quel loro dialogo, anche l’uomo e il bosco sono legati da qualcosa che precede qualsiasi premio e qualsiasi celebrazione.
Forse è proprio questa la parte più contemporanea del Cantico del bosco: non limitarsi ad ascoltare la natura, ma imparare finalmente a considerarla interlocutrice. Perché un bosco che offre non è un bosco che appartiene. È un bosco che chiede, in cambio, di essere rispettato.
Eleonora Giovannini


