Agli alunni di molte scuole italiane piace ancora cimentarsi nella realizzazione di un giornalino scolastico, un’attività pedagogica molto apprezzata da insegnanti e Dirigenti scolastici.
In molte scuole, o quasi tutte, da aprile fino alla chiusura dell’anno scolastico è tempo di attività didattiche extrascolastiche. Si organizzano saggi, si presentano progetti spesso ideati dagli stessi alunni, si svolgono gite istruttive e, tra le iniziative più apprezzate dai presidi — oggi chiamati Dirigenti scolastici — trova spazio anche il giornalino scolastico.
Le origini di questa esperienza educativa risalgono alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX. Tra le prime pubblicazioni scolastiche di cui si ha memoria figurano Il Mondragone, pubblicato nel 1866, seguito da La Ricreazione nel 1880, Il Pavone nel 1897 e Il Drago nel 1902.
Il merito di aver introdotto nella scuola la tecnica della tipografia scolastica per realizzare un giornale è generalmente attribuito al pedagogista francese Célestin Freinet. Egli non la concepì soltanto come un semplice sussidio didattico, ma come una vera e propria tecnica pedagogico-educativa, uno strumento che i docenti potevano utilizzare per stimolare negli studenti partecipazione, creatività e spirito critico.
In Italia, negli anni Trenta, fu invece Venero Girgenti a sviluppare e diffondere l’idea del “giornale della scuola”, tanto da essere ricordato come il maestro che di fatto introdusse questa pratica nel sistema educativo italiano. Attraverso la sua esperienza pedagogica, promosse il giornalino come uno spazio di espressione libera e di confronto democratico per gli studenti, trasformandolo in un autentico metodo educativo.
L’interesse per questa attività si diffuse rapidamente in molte scuole del Paese e numerosi istituti, con modalità e risultati diversi, si cimentarono nella realizzazione di una propria pubblicazione.
Ancora oggi il giornalino scolastico rappresenta uno strumento pedagogico di grande valore. Non solo avvicina i ragazzi al mondo del giornalismo — che per qualcuno potrebbe diventare anche una futura professione — ma li educa soprattutto alla costruzione di una notizia, partendo dalle sue domande fondamentali: chi, dove, come, quando e perché.
Inoltre, lavorare alla redazione di un giornalino significa imparare a collaborare, confrontarsi con le idee degli altri, rispettare tempi e responsabilità. È un esercizio di partecipazione civile che abitua i giovani a osservare la realtà che li circonda con maggiore attenzione e senso critico.
Per questo motivo il giornalino scolastico, pur attraversando nel tempo trasformazioni e adattamenti — oggi spesso anche in versione digitale — continua a rappresentare una piccola ma significativa palestra di democrazia, dove gli studenti possono dare voce ai propri pensieri e imparare, passo dopo passo, l’arte del raccontare il mondo.
Bruno Cimino


