Chi sono i lettori osservati dalla scrittrice Chiara Gamberale
“Scrivere è, semplicemente, il mio unico rimedio all’esistenza. E’ sempre stato così, fin da quand’ero bambina e mi chiedevano che cosa desiderassi per il futuro”. A parlare così è la scrittrice Chiara Gamberale, “autrice”, tra l’altro, di un interessante esperimento. Ovvero sperimentare in prima persona gli effetti dei cambiamenti apportati quotidianamente al personale stile di vita. E così, ispirata da una sollecitazione scaturita all’interno di una seduta di analisi la Gamberale si presta a questa specie di gioco che tanto gioco poi non è.
Si tratta infatti forse più di un consiglio vitale, sotto forma di gioco, funzionale per cambiare paradigma, proprio in quelle fasi in cui la vita e il dolore appaiono insopportabili. Nel giro di poco tempo, infatti, l’autrice si è trovata d’improvviso catapultata in una vita dove non si riconosce più. Sono infatti sue le rivelazioni che consentono di risalire alle prove che, ad un certo punto, la vita le pone dinnanzi. Nel giro di poco tempo infatti il compagno di sempre la lascia, e per una serie di circostanze si trova pure ad allontanarsi dall’ambiente in cui è cresciuta. Infine, “dulcis in fundo”, il lavoro tanto amato viene affidato a un’altra persona.
Un mix di portata esplosiva che mette a dura prova la Gamberale. Ma, come dice il detto, “non tutti i mali vengono per nuocere”. E’ infatti lei stessa a rivelare “che un giorno di dicembre – ispirata da Rudolf Steiner ed esasperata da me – alla fine di una seduta, l’analista mi ha buttato lì, intensa e un po’ magica com’è questa sollecitazione: “Le va di fare un gioco?”. E così comincia il “gioco” dei dieci minuti al giorno per un mese, quasi fosse la posologia di un farmaco. Un farmaco, sui generis, che si rivelerà un vero e proprio salva-vita. Ma ora torniamo al potere taumaturgico della scrittura e della lettura in combinato con la sfida dei dieci minuti.
“Le dispiacerebbe se mi mettessi qui in cassa vicino a lei, zitta e buona, per dieci minuti?”. Questa la richiesta che l’autrice, senza troppo indugio, rivolge all’addetto alla cassa di una libreria. Il moto che la spinge è non solo fare il “gioco” assegnatole, ma vedere se i lettori esistono e cercare di capire chi sono. E così in una settimana esatta dal Natale la Gamberale si trova faccia a faccia con la platea variegata dei lettori. “Siamo diversi, molto diversi fra noi” sarà lei stessa a dire. “Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli”.
Maria Teresa Biscarini


