L’esperienza in Umbria del musicoterapeuta Andrea Volpini
“Lo so che sembra strano eppure succede che in quell’ora il paziente smette di essere tale, non parla più della sua malattia com’è costretto a fare con medici, infermieri e parenti”. Ad esprimersi così è il dott. Andrea Volpini in una interessante intervista rilasciata a Leonardo Malà. Ma di quale “ora” si sta parlando nello specifico? Di quello spazio in cui il paziente, citando testualmente, “segue la propria strada liberamente, dimentica le flebo che lo legano al letto, si concede un piacere tutto suo perché la musica questo lo sa fare benissimo”. Cosa c’entra la musica con i reparti ospedalieri? Potrebbe venir spontaneo obiettare.
La risposta è presto data! Volpini ha alle spalle un lungo percorso di studi ed esperienze come musicoterapeuta. Non a caso la sua è una laurea non comune. E’ infatti sì dottore, ma in Filosofia Scienze e Tecniche Psicologiche. Musica quindi come forma d’intrattenimento per i degenti delle corsie ospedaliere? Non propriamente. Infatti quello che balza evidente dall’intervista è come e quanto la musica possa essere di ausilio nel percorso terapeutico delle persone. “Finisce – è sempre Volpini ad evidenziare – che lasciandosi andare, il paziente diventa più permeabile alle cure”.
Ma qual è il percorso da intraprendere per chi volesse cimentarsi in questa importante disciplina? Seguendo le sue orme si potrebbe dire che il primo step imprescindibile è lo studio della musica e del canto, laddove ci sia una naturale inclinazione. Poi però altrettanto importante risultano le esperienze all’interno di laboratori e centri vari di accoglienza. Se poi si sente di essere chiamati nel servizio di aiuto alle persone che soffrono, sono da valutare percorsi di approfondimento ad hoc. In Umbria, ad esempio, è attivo un ciclo di studi di quattro anni ad Assisi. Si tratta di una scuola che ha fatto un po’ da apripista per le aree rivolte all’arte terapia entro cui rientra anche la musicoterapia.
E ancora, nel caso di Volpini, va citato anche il centro Kaos di Ponte Pattoli. Ampliando ancora il raggio d’osservazione esiste anche la “Forest music therapy” di matrice giapponese. Ritornando in terra italiana è bene sapere che la musicoterapia di Volpini ad oggi è attiva a Perugia nel reparto di ematologia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia. Un contesto complesso dove si entra solo con camice, calzari ai piedi e mascherine protettive, vista l’estrema vulnerabilità dei pazienti. Ed è proprio qui tra lo staff medico e infermieristico che la musica si insinua, come supporter discreta ma efficace, grazie a questi angeli in camice che il mondo chiama musicoterapeuti.
Maria Teresa Biscarini


