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Quando uno stato di felicità può cambiare il mondo secondo il monaco scrittore

Il messaggio universale rivolto in particolare agli insegnanti delle scuole.

“Insegnanti felici cambiano il mondo”. Questo il suggestivo titolo del libro del monaco scrittore Thich Nhat Hanh, scritto a quattro mani con l’insegnante Katherine Weare, e uscito con Terra Nuova Edizioni. Prima di pensare di poter apportare cambiamenti nel mondo che ci circonda, il libro suggerisce che è necessario raggiungere un proprio stato di “felicità”. Ma, a questo punto, qualcuno direbbe “la domanda nasce spontanea”: Come si fa a raggiungere questo stato interiore? 

Innanzi tutto va sgomberato il campo da potenziali fraintendimenti. La “felicità” di cui si parla qui non va intesa tanto come uno stadio di momentanea euforia, quanto piuttosto come una sorta di abitudine da coltivare nella vita quotidiana. In altre parole, solo grazie ad un costante addestramento sarà quindi possibile riprodurre nelle proprie classi le esperienze e le capacità acquisite. L’approccio a cui si fa cenno è quello legato alla pratica di meditazione e di mindfulness. Discipline, queste, in grado di apportare particolari benefici per i bambini affetti da disturbi dell’apprendimento.

A rivelarlo è una sperimentazione, condotta dal gruppo di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. Ebbene stando a quanto ci è dato apprendere i bambini con alle spalle pratiche di mindfulness, hanno palesato miglioramenti significativi nelle prove cognitive incentrate su esercizi di attenzione. Ma queste metodiche si son rivelate altrettanto valide anche su studenti più grandi di età. Emblematica, a tale riguardo, la testimonianza di Tommaso Megale insegnante presso le scuole superiori e monaco laico.

E’ tramite una sua intervista che si riesce a mettere meglio a fuoco la “rivoluzione copernicana” che sta dietro a questo manuale. Dunque, citando testualmente, il “mantra” è: “Attenzione intenzionale non giudicante all’interno del contesto educativo”. In tempi in cui la tecnica e la celerità tendono a prendere il sopravvento, spesso l’attenzione viene data per scontata se non addirittura pretesa. Mentre la “sfida” è spostare l’ago della bilancia dal “cosa si studia” al “come si studia”, con benefici effetti a cascata sulla relazione docente-discente che diventa molto più autentica. Un obiettivo che, per poter essere perseguito, abbisogna però di un corpo insegnante realmente interessato ai processi che sviluppano naturalmente l’attenzione.

 “Le scuole – è sempre Megale a chiosare – da luoghi opprimenti dove si sperimentano tecniche e omologazione possono così diventare fucine laboratoriali al servizio della vita”.  Sarà quindi possibile entrare in una relazione più autentica con gli altri, sviluppando fiducia, compassione, gioia e concentrazione che dal piano personale tracimerà a livello collettivo. Quindi chi volesse coltivare la consapevolezza per sviluppare l’attenzione e la felicità all’interno dei processi educativi, ora sa di poter contare su questa “cassetta degli attrezzi” in formato libro.  

Maria Teresa Biscarini

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