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Ambiente & Società

Quando i monaci buddisti si mettono in marcia accade che

La camminata per la pace o meditazione in movimento dei monaci buddisti

L’hanno chiamata “Walk for Peace” dall’inglese “Camminata per la Pace” quella messa in atto negli USA da un gruppo di monaci di religione buddista a partire dal mese di ottobre 2025. Una marcia che nella sua semplicità e nel suo non clamore sta attirando l’attenzione del mondo. Ma cosa vuole significare questo gesto corale in contesti che, per lo più, hanno ben poco di contemplativo? Perché questa processione silenziosa di monaci vestiti di arancione si snoda anche nel traffico, e su strade più o meno asfaltate.

Questa marcia, per di più, non è accompagnata da slogan, o proteste; si tratta di una camminata sic et simpliciter. E allora per chi o per cosa lo fanno? Stando a quanto è stato possibile appurare, nel loro credo il camminare rappresenta una sorta di meditazione in movimento.  E questa loro discesa in campo, proprio in questo particolare momento storico forse vuol porre l’attenzione su qualcosa. Quando qualcosa, o forse più di qualcosa nel mondo è spia di un disequilibrio profondo, i monaci si attivano.

Una “Walk for peace” dunque con ben 19 uomini di diversa età e diversa provenienza geografica partiti dal Texas e con destinazione Washington D.C. Una scelta, la loro, ben precisa: senza parole o conferenze i monaci percorrono le strade incontrando persone per promuovere gesti di pace, amore, compassione. Ne sono prova i video che si stanno susseguendo nella rete, dove i contatti fugaci tra persone culminano con scambi di fiori, gesti di pace e disegni di bambini. Il corpo dunque diventa veicolo di comunicazione al di là delle parole. Un “veicolo” che ha a che fare anche con i livelli di alta tensione e conflitti di cui il mondo è portatore e forse anche spettatore passivo.

Una camminata quindi per agire tramite il corpo e creare uno spazio in cui le situazioni conflittuali, seppur non risolte, possano trovare una nuova dimensione. Se è vero infatti il detto che il vero cambiamento non nasce al di fuori di noi ma all’interno, questa marcia ha sicuramente un elevato valore simbolico. A dirla con lo psicanalista Jung se i problemi della vita non possono essere risolti alla radice, possono però essere superati ampliando ed elevando il nostro livello di coscienza. Un evento, dunque, questo dei monaci partiti da Houng Dao Center, che sta incidendo e inciderà su quello che Jung chiamava “inconscio collettivo”.

Maria Teresa Biscarini

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