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Ambiente & Società

PNRR scaduto il 30 giugno 2026: cosa succederà adesso?

La scadenza per portare a termine i progetti cui è stato destinato il PNRR è ormai arrivata e molti sono gli interrogativi cruciali sul destino delle somme erogate

Siamo ormai giunti alla scadenza del PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza che risale ai tempi del covid ed è tempo di bilanci.

Lo strumento volto a rilanciare l’economia per le popolazioni più colpite dalla pandemia tranquillità viene descritto da alcuni come un flop totale. Per fortuna c’è chi riesce ancora a vederne alcuni aspetti positivi. Cerchiamo quindi di fare un pò di chiarezza sul punto all’indomani della sua scadenza.

Siamo di fronte ad un piano di investimenti europeo nato nel 2021 per rilanciare l’economia con l’emissione di debito comune europeo, sotto parte forma di prestiti agevolati; in parole povere, in parte di soldi da restituire nel lungo periodo e a tassi agevolati e in parte come sovvenzioni da parte della Comunità europea.

L’Italia si era data inizialmente degli obiettivi molto ambiziosi da portare a termine nei 5 anni che sono trascorsi. Tuttavia questi obiettivi sono stati periodicamente ridimensionati, riadattati, se non altro per poter rispettare le scadenze precise che questo piano prevede. I soldi infatti sono stati erogati in rate e per ciascuna rata era necessario dimostrare che venivano ottenuti alcuni risultati conseguiti.

A oggi c’è tempo per completare alcuni target; poi ci sarà tempo altri due mesi, fino al 31 agosto 2026 per il rispetto della fase di rendicontazione. Ministeri ed enti locali sono chiamati a certificare in modo preciso lo stato delle risorse che sono state loro assegnate.

Ma qual è il nodo cruciale? Il problema è che con il passare degli anni in Italia mantenere degli obiettivi molto ambiziosi e renderli operativi in cosi poco tempo è stato estremamente complicato, soprattutto in alcune realtà locali. Cosa è quindi successo? Che lo Stato è riandato ad intervenire ridimensionandone la portata e spostando i fondi su dei progetti che erano già stati avviati con fondi nazionali per fare meno debito pubblico.

Alcuni di questi progetti devono essere presentati ancora e forse dovranno trovare nuove forme di finanziamento. Bisognerà insomma fare il punto sulle somme che non risultano ancora destinate a qualche progetto o che non sono più necessarie al fine di completare quelli già in corso.

Appare del tutto evidente lo stato di tensione all’interno del mondo politico ed economico.

Manuela Margilio

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