Apocalittici e (dis)integrati
Martedì 28 ottobre ore 17:00, a Montecitorio nella Sala della Regina, Camera dei Deputati, si è tenuto il primo appuntamento della stagione “Pomeriggi Popolari”, ventiseiesimo degli eventi organizzati dal Gruppo Parole Guerriere con la super visione della deus ex machina onorevole Dalila Nesci.
Un progetto, si legge in un volantino, che nasce dalla consapevolezza del potere creativo della parola.
Il tema, all’ordine del giorno ha riguardato l’assenteismo dei cittadini dalle urne, indipendentemente dalle elezioni se comunali, regionali, provinciali o nazionali.
Ospiti dell’incontro: Fabio Rampelli, Tommaso Cerno, Igor Sibaldi, Franco Nembrini, Wanda Ferro e Ettore Rosato. Ha moderato Diego Nesci.
Tutti i relatori hanno convenuto che in Italia l’affluenza alle urne è sempre più impietosa: nei primi quarantacinque anni, dal 1970 al 2020 si è passati dal 95,9 al 48,28 per cento.
È stato anche ricordato che il tema dell’affluenza bassa non riguarda solo l’Italia ma tutta l’Europa. Addirittura nell’ultima tornata elettorale per il parlamento dell’Unione europea i votanti sono stati il 49,69 per cento. Nell’Italia del Nord il dato ha superato di poco il 50 per cento, invece, nell’Italia Meridionale il 43,72% e in quella l’Italia Insulare, il 37,77%.
Farsi delle domande sul perché i cittadini non votano altro non è se non il segno dei tempi di una decadenza partitica i cui rappresentanti hanno ha perso orientamento e consapevolezza sul ruolo da svolgere nella gestione della cosa pubblica.
Sarà forse che possiamo definire il sistema politico odierno anacronistico? Non si esclude nulla!
Secondo Tommaso Cerro la confusione politica genera il dubbio se votare oppure no.
Molte delle risposte sul “Perché le persone non votano”, si sono incentrate sulla sfiducia, il pessimismo, le dispartita, le cronache nere, la disoccupazione, le guerre, i privilegi delle lobby, l’incontrollata criminalità, la malasanità, la pessima istruzione.
I relatori hanno dato il massimo nei loro interventi per offrire alla vasta platea di presenti, non tanto un mea culpa, quanto un’auspicabile imminente ricetta necessaria per cambiare rotta.
Lo scrittore Igor Sibaldi ha evidenziato che oggi non c’è più un’idea partito e il voto è per un’immagine cartellonistica che sostiene il candidato. Il perché succede questo è presto detto: i giovani, innanzitutto, sono a corto di vocaboli, afferma Sibali, e non comprendono appieno i contenuti di una scelta importante, pertanto se il vocabolario è ridotto all’osso ecco che viene meno quella conoscenza che serve per evitare di essere imbrogliati. In definitiva la gente normale deve avere un bagaglio culturale più ricco per affrontare la realtà.
Votare per Tizio o Caio, spiega Ettore Rosati può paragonarsi al tifo per un unico giocatore di una squadra, senza valutare che se questo viene a mancare tutto viene rimesso in discussione.
Wanda Ferro, sottosegretario di Stato, è convinta che il voto si lega alla fiducia, ma siccome la politica oggi non interagisce con il cittadino allora bisogna lavorare per togliere questa spada di Damocle dalla testa degli elettori. La strada è quella di tornare alla sacralità dell’idea tramandataci dai padri costituenti sul ruolo fondamentale della politica, all’insegna di libertà e democrazia, per non lasciare ogni decisione in mano agli organizzatori.
Giuseppe Fioroni, nel suo intervento, si affida ad un esempio che vede il risultato di un partito dal successo che riscuote grazie ai risultati raggiunti laddove ci si è impegnati
Ecco perché l’astensione è maggiore laddove lo Stato è più lontano dalle necessità dei cittadini, ossia nel Sud. Poi, magari, succede che se su dieci elettori vanno a votare in due ecco che l’astensionismo decreta vincitore un candidato eletto senza che lo stesso rappresenti una maggioranza popolare. Dunque, il non voto in quanto contestazione è causa di un’apocalisse democratica che può aprire le porte a sconvolgenti situazioni dittatoriali
Bruno Cimino


