A Parma la Chiesa di San Francesco del Prato è tornata ai fedeli dopo essere stata un carcere
Parma è una città con una storia e una cultura straordinarie, caratterizzate da monumenti ed edifici (la Cattedrale, il Battistero, il Teatro Regio, il complesso monumentale della Pilotta, Palazzo Ducale, solo per fare alcuni esempi) che ci invidia il mondo intero. Però noi vogliamo parlarvi di una chiesa, poco conosciuta fuori dai confini parmensi, ma di elevata importanza dal punto di vista arichiettonico, storico e simbolico.
Ci riferiamo alla Chiesa di San Francesco del Prato, uno dei monumenti più affascinanti e tormentati della città, custode di una storia secolare, che intreccia fede, arte e sofferenza umana. Costruita a partire dal tredicesimo secolo, dai frati francescani, questa imponente struttura gotica si distinse subito per la sua architettura solenne e grandiosa, caratterizzata da una facciata a capanna in cotto parmigiano, arricchita da un magnifico e rarissimo rosone a sedici raggi, un vero capolavoro di carpenteria marmorea che illumina la navata centrale.
L’interno, originariamente decorato da splendidi affreschi di scuola emiliana e concepito con una pianta a tre navate scandite da alti pilastri, rimase per secoli un punto di riferimento spirituale e culturale per l’intera comunità, fino a quando il destino dell’edificio non venne drasticamente stravolto all’inizio dell’Ottocento.
Con le soppressioni napoleoniche del 1805, la chiesa fu infatti sottratta al culto e convertita, per volere di Napoleone Bonaparte, in un carcere giudiziario, subendo profonde e dolorose mutilazioni architettoniche.
Le navate vennero divise orizzontalmente da solai, per ricavare le celle dei detenuti; le grandi finestre ogivali furono murate e ridotte a piccole inferriate, mentre gli affreschi vennero coperti dall’intonaco e l’intero complesso fu isolato dal tessuto urbano circostante. Questa drammatica condizione di prigione cittadina, col passare dei decenni fece quasi dimenticare ai parmensi il valore architettonico della Chiesa che, nell’immaginario collettico, divenne a tutti gli effetti la prigione di Parma, quasi come non avesse avuto una storia precedente al volere di Napoleone.
In qualità di carcere, vide la detenzione di personaggi storici molto popolari, come Antonio Gramsci, durante il regime fascista, l’anarchico Gaetano Bresci, ovvero l’assassino di Re Umberto I e Giovannino Guareschi (finito in galera per aver pubblicato sulla sua rivista satirica “In Candido” frasi consideate diffamatorie verso l’allora premier De Gasperi). Fu inoltre la prigione di numerosi aderenti alla Resistenza.
Quindi la trasformazione da prezioso edificio religioso a galera di Parma, rimase incredibilmente attiva per quasi due secoli, continuando a funzionare ben oltre la caduta del regime imperiale e attraversando tutto il Novecento fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel settembre 1992. Nell’anno successivo tornò in possesso dei frati francescani, diversi anni dopo iniziarono i lavori di restauro e dall’ottobre del 2021 la Chiesa diu San Franscecso del Prato è tornata a disposizione dei fedeli.
Quindi la chiesa (che si trova nell’omonimo Piazzale, a pochi passi dalla piazza cher opsita la Cattedrale e il Battistero) è stata finalmente liberata dalle sovrastrutture carcerarie, restituendo a Parma la purezza delle sue linee gotiche originali, la maestosità dei suoi spazi sacri e una nuova vita come luogo di culto, cultura e riconciliazione con la memoria storica della città.
Fabio Buffa


