Image default
Ambiente & Società

Noi sappiamo cosè la “dipendenza” ?

Proponiamo una riflessione sul concetto di dipendenza, la “malattia” dei nostri tempi

Alcol, cocaina, hashis, marijuana, pasicofarmaci…. Oppure, internet, cellulare, social, gioco patologico…

La domanda che ci poniamo è: cosè la dipendenza?

Non è semplicemente il problema legato ad  una sostanza chimica, ad un videogioco o ad un social network. È prima di tutto una reazione a un malessere che abbiamo già dentro e che la nostra mente si illude di poter curare, con un trucco esterno.

Gli studi più recenti sul cervello e sulla psicologia dimostrano che nessuno si sveglia la mattina decidendo di avere una dipendenza. Tutto inizia quando proviamo un dolore emotivo: la sensazione di non essere abbastanza bravi, la solitudine, la paura del futuro, la timidezza o una forte noia che pesa sul petto. Quando la mente non sa come gestire questo malessere, cerca disperatamente una via d’uscita, una specie di “anestesia”.

Nel momento in cui una persona incontra qualcosa che dà un piacere immediato, che sia una sostanza, lo schermo di un telefono o un comportamento ripetitivo, il cervello subisce un vero e proprio inganno. Rilascia una scarica di dopamina, la sostanza chimica del piacere, e crea un’illusione fortissima. Ci convince che quell’oggetto e quel comportamento siano la soluzione ai nostri problemi e che ci stiano aiutando a stare meglio. La mente si convince di aver trovato lo scudo perfetto contro le proprie fragilità.

In realtà, la ricerca scientifica dimostra che si tratta di una trappola geometrica. Il sollievo dura pochissimo, mentre il malessere iniziale resta esattamente lì dov’era, anzi peggiora. Quando l’effetto svanisce, la realtà si ripresenta ancora più dura e la mente, ormai ingannata dal ricordo di quel piacere artificiale, chiede di ripetere l’azione. Il mezzo che avevamo scelto per superare il dolore diventa, col tempo, la causa di un dolore ancora più grande.

La scoperta più importante dei ricercatori riguarda però la vera “radice” del problema: la dipendenza vera non è fuori di noi, ma è un meccanismo che abbiamo già dentro la testa. Esiste una specie di “dipendenza della mente” che precede l’uso di qualsiasi sostanza. È l’abitudine mentale a credere che, per stare bene, abbiamo sempre bisogno di qualcosa che arrivi da fuori, l’incapacità di accettare che i momenti difficili e le emozioni negative fanno parte della vita e vanno affrontati, non cancellati con un colpo di spugna.

Se non si cambia questo modo di pensare, la mente continuerà a cercare sostanze o comportamenti “magici”, assai dannosi. Curare una dipendenza non significa solo smettere di fare qualcosa, ma imparare a guardare dentro quel malessere iniziale senza averne paura. Significa capire che la forza per stare bene non si compra e non si riceve in prestito da un oggetto, ma si costruisce giorno per giorno imparando a conoscersi e ad accettarsi.

Fabio Buffa

Altri articoli