Nino D’Angelo in queste settimane vede la propria carriera compiere mezzo secolo di durata
Cintant’anni fa iniziava la straordinaria carriera di Nino D’Angelo, uno dei simboli artistici, viventi, di Napoli. A dire il vero, ufficialmente, il “via” alla celeberrima corsa verso un successo mondiale D’Angelo lo diede nel 1976, ma fu proprio nel ’75 che dalla gavetta iniziò a registrare i primi consensi e i primi riscontri dal pubblico e dagli addetti ai lavori.
La poloarità di Nino D’nagelo negli anni passati toccò livelli straordinari; sarebbe limitativo fare l’esempio che, all’arrivo di Diego Maradona a Napoli, nella città partenopea il duello della popolarità se lo contendevano “el pibe de oro” e il “caschetto biondo” della neomelodica, con un testa a testa che durò almeno un decennio. Chi fu il vincitore non si seppe mai. Ed ora è forse tardi per scoprirlo.
Nino nasce a Napoli il 21 giugno 1957, da papà Antonio e mamma Emilia. Il quartiere è San Pietro a Patierno, lui è primo di sei figli, soldi ce ne sono pochi e ci si arrabatta alla meno paggio: “mia madre era casalinga, mio padre inizialmente faceva il ciabattino -dichiarò in una intervista degli anni ottanta a Domenica In- poi lui venne assunto per lavorare in stazione, come fattorino e io fui chiamato a vendere i gelati ai passeggeri, attirandomi le loro simpatie cantando mentre lavoravo”.
Studia fino alla terza media, proprio in quel periodo incontra la professoressa Vitale, docente di lettere, che lo definisce “il poeta che non sa parlare”, per sottolienare l’umanità e l’originalità dei temi scritti da Nino, con una grammatica (scritta e verbale) che tradiva lacune.
“Il poeta che non sa parlare”, ovviamente non a caso, è il titolo del suo quinto ed ultimo libro, uscito nel 2021.
Nino (all’anagrafe Gaetano) D’Angelo inizia a cantare nei ristoranti e nei matrimoni, con canzoni “sceneggiate” dagli argomenti drammatici e forti. Gli davano 5 mila lire a giornata.
Nel 1976 scrive “A storia mia”, la sua prima canzone “da vendere” col mercato discografico, prodotta con la partecipazione economica dei suoi genitori: nel 1974 aveva conosciuto Vincenzo Gallo, un artista che scriveva canzoni e che aiutava i giovani dei quartieri napoletani a mettersi in evidenza nel mondo della musica; Gallo lo invitò a casa propria, qui Nino conosce Annamaria, allora di 11 anni, figlia dello stesso Vincenzo. Quella ragazzina diventerà sua moglie, dandogli due figli, Antonio e Vincenzo. Grazie a Gallo, il nostro cantante napoletano incide le sue prime canzoni, andando a vendere i dischi attraverso un “porta a porta”, che risulterà un metodo azzeccato.
Nasce così l’epopea artistica di un cantautore che inciderà 37 album (tra il 1976 e il 2021), 3 Lp dal vivo, 18 raccolte e una marea di singoli. D’Angelo ha partecipato a 6 Festival di Sanremo (1986, ’99, 2002, ’03, ‘010 e ‘019) e, come abbiamo scritto prima, ha pubblicato 5 libri.
Poi, ci sono i film: tra il 1981 e il 2022 ha partecipato a 26 pellicole, più una miniserie Tv. E’ stato inoltre regista di “Giuro che ti amo”, del 1986 e di “Aitanic”, del 2000.
Nino D’angelo ha cantato in tutto il mondo: quando ancora in Italia era snobbato, lui si esibiva all’Olympia di Parigi, al Teatro del quartiere Wembley di Londra e al Madison Square Garden di Manhattan.
“Negli anni ottanta cantavo nei più prestigiosi luoghi artistici mondiali, vendevo tantissimo, ma in Italia nelle classifiche non mi facevano entrare e i teatri per me erano una chimera. Nella mia Napoli riuscivo a stento ad esibirmi all’Arcobaleno di Secondigliano”, raccontò alcuni anni fa con una punta di amarezza. Poi, dalla fine degli anni ottanta, le cose cambiarono.
E la cultura? Quella che avrebbe voluto conoscere ma che, per problemi economici, da ragazzino non riuscì ad inseguire come avrebbe voluto?
“La cultura è come l’aria, è un diritto per tutti. E il teatro è cultura, quindi anch’esso deve essere un diritto” .
Ed è proprio inseguendo questa sua idea, che una quindicina di anni fa diede un contributo importante nel far tornare in vita il Teatro Trianon-Viviani di Forcella, diventandone anche per qualche periodo Direttore Artistico.
Nel 2025, Nino D’Angelo è protagonista del documentario biografico “Nino. 18 giorni”, diretto e prodotto dal figlio Toni D’Angelo. La pellicola esplora alcuni momenti significativi della carriera e della vita di Nino D’Angelo, è stato selezionato fuori concorso alla 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. La macchina da presa del figlio Toni costruisce un diario intimo in cui pubblico e privato si fondono, restituendo il ritratto di un artista popolarissimo e, insieme, di un uomo che affronta il tempo, la memoria e il legame con le proprie radici.
Fabio Buffa


