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Ambiente & Società

Nasce la Carta Arcobaleno dell’Ordine Giornalisti

Nasce la carta arcobaleno per ridurre gli errori più frequenti, in cui la narrazione incide direttamente sulla qualità dell’informazione.

L’obiettivo? Non per creare gerarchie tra diritti, ma per ridurre gli errori più frequenti, in cui la narrazione incide direttamente sulla qualità dell’informazione. Nel caso LGBTQIA+, le criticità sono note: outing non consensuali, uso del nome anagrafico precedente di persone transgender, titoli caricaturali, rappresentazioni folkloristiche e dettagli irrilevanti messi in evidenza solo per suscitare curiosità o rafforzare, spesso inconsapevolmente, stereotipi.

Cose ovvie, si dirà!

Eppure basta sfogliare i siti d’informazione, social delle testate e giornali di oggi per accorgersi che non lo sono affatto. Titoli ammiccanti, linguaggi datati, identità trasformate in etichette o bersagli polemici continuano a essere una realtà quotidiana. Non mancano i casi in cui l’orientamento sessuale viene evidenziato senza alcuna rilevanza giornalistica, o persone raccontate solo attraverso una definizione identitaria. Il testo contiene anche un glossario essenziale, non di definizioni ideologiche, ma per chiarire termini spesso impropri. Chi legge ha diritto a un’informazione corretta, completa e scevra di stereotipi. Perché quando una notizia è scritta male, perde chi la subisce e perde anche chi la legge.

Per la prima volta l’Ordine dei giornalisti approva una Carta deontologica per l’informazione LGBTQIA+: si chiama Carta Arcobaleno e sarà presentata domenica 17 maggio 2026, dalle 14.45 alle 15.45, al Salone del Libro di Torino, nello spazio della Città di Torino (Lingotto Fiere, Padiglione 1), tra gli appuntamenti del Pride torinese.

Un debutto dal forte valore simbolico, nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, promossa dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte insieme al Coordinamento Torino Pride, con il contributo di professioniste e professionisti dell’informazione impegnati sui temi del linguaggio, dell’inclusione e della deontologia. La Carta segue i principi già contenuti nel Testo unico dei doveri del giornalista. La bozza finale è stata poi sottoposta a consultazione pubblica, secondo una prassi già adottata per altri documenti deontologici.

Ma serve davvero una Carta dedicata alle persone LGBTQIA+, quando esistono già il Codice deontologico e il principio generale del rispetto della persona? Ebbene sì, per questo il giornalismo italiano negli anni si è dotato di strumenti specifici su minori, persone migranti, persone detenute, violenza di genere e disabilità.

La Carta Arcobaleno propone dieci principi operativi, come l’uso di un lessico rispettoso e aggiornato, la tutela della privacy, il ricorso a fonti qualificate, l’attenzione ai titoli e alle immagini, il rifiuto della spettacolarizzazione, l’uso del nome e dei pronomi scelti, la moderazione dei commenti d’odio sulle piattaforme digitali e la promozione della formazione interna nelle redazioni sui temi della diversità, dell’equità e dell’accessibilità. Tra le novità c’è l’ingresso della figura del Diversity Editor, individuata nelle redazioni come presidio sui temi della rappresentazione, dell’inclusione e del linguaggio ampio e plurale.

L’obiettivo di fondo è portare il documento all’attenzione del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, affinché possa essere valutato e, in prospettiva, adottato su scala nazionale, e nel frattempo compie un altro passaggio decisivo: l’ingresso nella formazione giornalistica.

Marino Ceci

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