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Ambiente & Società Natura&Animali

L’invasione silenziosa delle tartarughe esotiche nei fiumi e laghi italiani

Le tartarughe palustri americane appartenenti al genere Trachemys sono diventate in breve tempo una presenza fissa nelle case degli italiani.

Chi è l’invasore: la biologia di Trachemys scripta

Era iniziata come una moda domestica e si è progressivamente trasformata in uno dei più grandi disastri biologici per gli ecosistemi d’acqua dolce del nostro Paese.

Crescendo, questi rettili diventano ingombranti e aggressivi, spingendo migliaia di proprietari all’abbandono illegale nei corsi d’acqua, nei laghi e nelle fontane pubbliche.

Originaria degli Stati Uniti orientali e del Messico, la Trachemys scripta è inclusa dallo IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) nella lista delle cento specie aliene più dannose al mondo. In Italia si registrano principalmente due sottospecie, facilmente riconoscibili dalle striature colorate ai lati della testa: la tartaruga dalle orecchie rosse (Trachemys scripta elegans) e la tartaruga dalle orecchie gialle (Trachemys scripta). Questi animali possiedono caratteristiche biologiche che li rendono colonizzatori formidabili, essendo molto resistenti agli sbalzi termici, tolleranti ad alti livelli d’inquinamento, caratterizzati da una crescita rapida fino a trenta centimetri di lunghezza e da una vita media che supera tranquillamente i trenta anni.

L’impatto sulla fauna autoctona: la minaccia alla biodiversità


Il danno principale causato da questa invasione ricade sulla testuggine palustre europea (Emys orbicularis), l’unica specie di tartaruga d’acqua dolce originaria dell’Italia e del continente europeo. Le due specie sono entrate in rotta di collisione e la variante americana sta vincendo la partita su tutti i fronti per diverse ragioni ecologiche.
In primo luogo, si assiste a uno sfratto sistematico dai siti di termoregolazione.

Le tartarughe sono rettili ed hanno un vitale bisogno del calore solare per attivare il proprio metabolismo. Più grandi e aggressive, le tartarughe del genere Trachemys scalzano le più timide Emysdai tronchi e dalle rocce migliori esposte al sole, condannandole a gravi carenze metaboliche. In secondo luogo, la competizione alimentare gioca un ruolo decisivo: le tartarughe americane sono onnivore e straordinariamente voraci. Divorano piante acquatiche, insetti, anfibi, girini, piccoli pesci e uova, sottraendo risorse preziose alla testuggine locale e decimando al contempo le popolazioni di rane e tritoni autoctoni, alterando così l’intera catena alimentare del corso d’acqua.
Infine, non va sottovalutato il problema della trasmissione di patogeni. Gli esemplari esotici fungono spesso da vettori sani per parassiti intestinali e batteri, tra cui ceppi di Salmonella, verso cui la fauna locale non possiede difese immunitarie adeguate.


Il quadro normativo e le prescrizioni per la tutela ambientale


Consapevole del grave pericolo, l’Unione Europea ha adottato misure drastiche, accolte in Italia con il Decreto Legislativo, numero 230 del 2017. La normativa attuale stabilisce restrizioni severe ed elenca precisi doveri per i cittadini, con l’obiettivo principale di fermare la diffusione di questi esemplari sul territorio. Ora la legge prevede il divieto assoluto di abbandono in natura, un’azione che costituisce a tutti gli effetti un reato penale punito ai sensi dell’articolo 727 del Codice Penale. Sono inoltre vietate la vendita, la commercializzazione, lo scambio, l’introduzione sul territorio italiano e il trasporto non espressamente autorizzato. Per i privati che già possedevano questi animali, l’obbligo principale consiste nel mantenerli in un ambiente confinato e controllato fino alla fine del loro ciclo vitale, adottando ogni misura utile a impedirne la riproduzione.

Qualora non sia più possibile la gestione domestica, gli esemplari devono essere tassativamente consegnati ai centri di raccolta autorizzati a livello regionale.
Oltre ai danni ambientali, il rilascio di questi rettili nei laghetti dei parchi urbani rappresenta un potenziale rischio sanitario per la popolazione, data la frequente presenza di salmonella sulla superficie del loro carapace, pericolosa in particolare per i bambini.

ll controllo di questa emergenza richiede continui sforzi di eradicazione e cattura controllata da parte di enti parco e associazioni ambientaliste, volti a trasferire gli esemplari di Trachemys in strutture idonee ed evitare che arrechino ulteriori danni, restituendo così spazio e dignità alla nostra biodiversità fluviale.

Rosa Maria Garofalo

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