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Arte & Cultura

Curioso e provocatore Dalì a Palazzo Cipolla di Roma

Il sogno-surrealista di Dalí sbarca a Roma, Avida Dollars incanta e provoca lo spettatore con 23 dipinti e 30 disegni

Ci sono mostre che si visitano e mostre che si attraversano come un sogno, e quella dedicata a Salvador Dalí al Museo del Corso di Roma appartiene decisamente alla seconda categoria.

Dal 16 ottobre al 1° febbraio Palazzo Cipolla apre le sue sale a ventitré dipinti e una trentina di disegni del maestro catalano, in un percorso che non si limita a raccontare l’artista ma invita a entrare nella sua mente labirintica, dove la realtà si piega, si scioglie e si ricompone come un orologio liquido

Dalí, con i suoi baffi affilati e l’ego teatrale, non fu soltanto un artista, ma fu un uomo a cavallo tra passato e futuro, rendendo l’arte anche un involucro di un lecca-lecca (per la gioia o meno dei cultori), insomma fu un creatore di universi. E la mostra romana lo restituisce nella sua doppia essenza, quella dell’uomo che venerava i classici e, allo stesso tempo, li tradiva con ironia e audacia.

Nei primi dipinti, tra il 1923 e il 1926, si sente l’influenza dei grandi maestri rinascimentali, ma già si intravedono gli elementi destinati a esplodere nel surrealismo che lo renderà immortale. Un esempio è il “Tavolo di fronte al mare. Omaggio a Erik Satie”, in cui il paesaggio si dissolve in un sogno lucido e musicale

Curioso e provocatore, Dalí si divertiva a spiazzare chi lo osservava. Non è un caso che André Breton, padre del surrealismo, lo ribattezzò “Avida Dollars”, anagramma perfetto per descrivere la sua ossessione per la fama e il denaro. Eppure dietro la posa eccentrica c’era un pittore di straordinaria disciplina, capace di studiare la luce di Vermeer e il disegno di Raffaello con la stessa dedizione con cui inventava un universo nuovo. Il dialogo simbolico con Raffaello, presente in mostra grazie a un prestito straordinario, ne è la prova: due autoritratti che si guardano a distanza di secoli, due artisti uniti da un’identica, smisurata fiducia nel potere dell’immagine

Visitare questa mostra è come sedersi in prima fila davanti a uno spettacolo di illusionismo. Ogni sala apre una finestra su un diverso aspetto del genio di Dalí: il giovane classico, il surrealista iconoclasta, il maestro maturo che trasforma la follia in metodo. E non mancano gli aneddoti, come la celebre piscina a forma di fallo costruita nella sua casa di Port Lligat, ornata di ricci di mare vivi “per scoraggiare i bagnanti borghesi”, come amava dire lui stesso. Dettagli che raccontano non solo l’artista ma l’uomo, capace di prendere sul serio anche le proprie stravaganze

A rendere ancora più suggestivo il percorso è l’allestimento, un “Dalí Express” che alterna opere, fotografie e proiezioni in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. Non è una retrospettiva monumentale, ma un racconto compatto, pensato per avvicinare il visitatore al cuore pulsante del surrealismo senza perdere il gusto dell’ironia e della scoperta. Perché, in fondo, Dalí resta un mistero che si può solo contemplare: un artista che ha trasformato l’inconscio in pittura e la pittura in un gioco infinito di specchi

Roma, con il suo respiro classico e la sua memoria eterna, sembra il luogo perfetto per accoglierlo. E uscire da Palazzo Cipolla dopo averlo incontrato significa portarsi dietro un piccolo pezzo del suo universo capovolto, dove tutto è possibile, perfino credere che un sogno possa essere più reale della realtà stessa.

Marino Ceci

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