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L’attrice Franca Rame vista dallo scrittore Domenico Porzio

L’attivismo a teatro dietro l’immagine imposta della “svampita”

“Per anni, a teatro, non ebbe che un ruolo: la scema della compagnia. La obbligavano, in palcoscenico, a recitare con la sola graziadidio della sua avvenenza lombarda: una faccia con un naso da madonna del Luini, un pagliaio di capelli biondo-granoturco, occhi da bambina strabica, due seni lattemiele alti ed eretti da far impallidire le danzatrici di Cnosso, due fianchi a mandola, e poi le gambe”. Questo l’incipit con cui si apre il ritratto dedicato a Franca Rame nella carrellata di figure a cui Domenico Porzio ha dedicato uno spazio nel suo libro dal titolo “Primi Piani” uscito con Arnoldo Mondadori Editore.

Un’immagine calata dall’alto quella della bella “svampita” che non rende di certo merito alla sua statura di persona. “Franca – è sempre Porzio a scrivere – il teatro l’aveva nel sangue e voleva recitare, lavorare per realizzarsi”. Un proposito per nulla facile per una donna, specie in quegli anni. Galeotto fu l’incontro con Dario Fo con cui convola a nozze nel 1954. Un sodalizio, il loro, d’amore ma anche di lavoro capace d’imprimere tutt’altro giro di boa alla vita di quella avvenente figlia di teatranti di provincia. Dal 1968 il suo nome comincia infatti a comparire in tandem con quello di Dario Fo nella “Comune” teatrale. Vengono così portati in scena testi teatrali di chiara impronta libera e a tratti violenta.

“Il teatro- scrive Porzio – diventa una lotta politica senza quartiere e lei diventa un’attrice che scotta: una donna da evitare, o da picchiare”. “Scotta al punto – prosegue lo scrittore – che le girano al largo anche attori e attrici un tempo amici”. Un bel cambio di paradigma per questa figura di donna alla quale agli esordi era stato appiccicato lo stigma della “svampita”. Una donna che dà fastidio al punto da subire un’aggressione da parte di cinque uomini mascherati, di chiara appartenenza partitica, e di cui lei porterà i traumi per tutta la vita. Una vita dunque divisa tra attivismo e realtà familiare che spinge lo scrittore a interrogarla sul punto. E lei risponde senza esitazione: “Con Dario vado d’accordo da sempre. […] Ogni comunione di affetti sente il logorio degli anni; ma abbiamo un’assoluta identità di idee e di passioni […] Se puoi dare un taglio politico alla vita, arrivi dialetticamente a risolvere tutto, anche i nodi sentimentali”.          

Maria Teresa Biscarini

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