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Ambiente & Società

La scoperta di un terzo sesso, maschi femmine e….?

Pesci che cambiano sesso, specie senza distinzione tra maschio e femmina e strategie riproduttive sorprendenti: la natura racconta una storia molto più complessa del semplice binarismo di genere

La natura non legge i social: ecco perché il dibattito sul gender non gli interessa e se la vivono con più tranquillità.

Immaginiamo di vedere una palma da lontano, su un isolotto, e volessimo descriverla e disegnarla. Coloreremmo delle foglie verdi ed un tronco marrone. Diremmo che quella è una palma, e probabilmente avremmo anche ragione.

Ma è solo quando ci avviciniamo, che che quell’immagine semplice inizia a complicarsi. A quel punto potremmo scappare se notiamo qualcosa che ci spaventi, o che richieda troppa analisi o conoscenza, o potremmo gongolarci sulle scarse conoscenze che per la nostra cultura di fondo potrebbero anche sembrare sufficienti. Così ci rendiamo conto che essa ha foglie vive, secche, qualche animaletto o insetto nascosto, incurvata, forse qualche cicatrice. Potremmo inoltre differenziare a quale specie appartenga. E se volessimo essere precisi, apriremmo un manuale di botanica e andremmo a studiare i vari componenti e nomi di specie per capire di quale si tratti. E tutto ciò perché non ci stiamo limitando ad una visione sommaria e superficiale, ma la stiamo conoscendo da vicino, senza paure, pregiudizi o luoghi comuni.

Bene, quello che accade in molti campi della società, e soprattutto quando si parla di sessualità, corrisponde all’osservare da lontano una specie vivente, classificarla secondo una visione sommaria intrisa di luoghi comuni, spesso infondati e senza aprire mezzo opuscoletto.

Il punto però è un altro: occorre che accada in natura perché sia legittimo o giusto? A nessuno risulta che un coccodrillo prenda paracetamolo se ha mal di testa, eppure per noi sembra così normale e nessuno inneggerebbe a protestare quando buttiamo giù del paracetamolo.

Questo perché la biologia descrive ciò che accade in natura: animali mangiano animali ancora vivi, muoiono di freddo e non leggono poesie. Eppure la legge vieta che un animale uomo mangi un altro uomo, perfino morto che sia. Questo perché le società fanno un’altra cosa: prendono quelle osservazioni e le trasformano in regole, identità, confini, spesso molto più rigidi di quelli che la natura stessa sembra prevedere.

Ed è proprio qui che il discorso si sposta: non da ciò che è “naturale”, ma da come decidiamo di interpretarlo. E’ l’etica. Non cibarsi di altri uomini. Non rubare il cibo d’altri. E così via a livelli sempre più sofisticati.

Siamo cresciuti con l’idea che la natura funzioni secondo una regola semplice: maschio o femmina, appellandosi all’osservanza di due categorie nette, separate e universali. Eppure basta osservare più da vicino il mondo animale per accorgersi che la realtà è molto meno ordinata di quanto immaginiamo.

Anzi, per certi versi, è sorprendentemente caotica.

Ci sono pesci che cambiano sesso durante la loro vita, rettili il cui sesso dipende dalla temperatura dell’ambiente e organismi che possiedono contemporaneamente caratteristiche maschili e femminili. Se la natura avesse un’opinione sul binarismo di genere, probabilmente sarebbe molto più confusa di quella di tanta politica conservatrice o di destra, che evidentemente poco ha studiato biologia o letto qualche mezzo manuale di scienza… pur arrogandosi poi conoscenze sulla natura, assunte non si sa di chi o cosa.

La questione è tornata al centro del dibattito grazie a numerosi studi che mostrano come la diversità biologica rappresenti la norma più che l’eccezione. Un concetto che può apparire controintuitivo a chi immagina il sesso biologico come una distinzione sempre netta e immutabile. A ben vedere in realtà, l’evoluzione non ragiona secondo categorie morali, culturali o politiche. Ragiona in termini di sopravvivenza e adattamento. Ed è proprio questa logica a produrre una varietà di soluzioni biologiche che spesso sfidano le nostre classificazioni più tradizionali.

Uno degli esempi più affascinanti arriva dagli oceani. I pesci pagliaccio, diventati celebri grazie al cinema, nascono tutti maschi. All’interno del gruppo sociale domina una sola femmina riproduttiva. Quando questa muore, il maschio dominante modifica progressivamente il proprio organismo fino a trasformarsi in femmina. Non si tratta di un’anomalia: è il normale ciclo biologico della specie. Qualcuno potrebbe definirli trans? No.

Ancora più sorprendenti sono alcuni labridi tropicali, capaci di invertire il sesso in pochi giorni quando cambiano gli equilibri sociali del branco. Un meccanismo che dimostra quanto la biologia possa essere dinamica e adattabile.

Le sorprese non finiscono qui. Molte specie di lumache e vermi sono ermafrodite, possedendo contemporaneamente apparati riproduttivi maschili e femminili. In alcuni casi ogni individuo può svolgere entrambe le funzioni durante l’accoppiamento, una strategia che aumenta enormemente le possibilità di riproduzione.

Perfino nei vertebrati superiori la situazione è meno lineare di quanto si pensi. Alcuni rettili non determinano il sesso attraverso i cromosomi ma attraverso la temperatura di incubazione delle uova. Pochi gradi di differenza possono modificare completamente la proporzione tra maschi e femmine che nasceranno.

Questo significa che il concetto di binarismo biologico è sbagliato? Non esattamente.

Nella maggior parte delle specie che conosciamo, compresa quella umana, la riproduzione continua a basarsi prevalentemente su due sessi biologici. Tuttavia gli studi contemporanei evidenziano che la realtà biologica è attraversata da numerose eccezioni, variazioni e sfumature che rendono difficile descriverla come un sistema rigidamente binario e universale.

Ed è qui che la scienza diventa interessante. Perché spesso il dibattito pubblico cerca risposte semplici a questioni estremamente complesse. La natura, invece, sembra divertirsi a demolire le semplificazioni. Ogni volta che gli esseri umani costruiscono una categoria apparentemente perfetta, l’evoluzione produce una specie capace di sfuggirle.

Forse la lezione più importante non riguarda la politica o l’ideologia, ma il metodo scientifico stesso. Osservare la natura significa accettare che il mondo reale sia spesso più ricco e contraddittorio delle definizioni che utilizziamo per descriverlo. E se c’è una cosa che pesci, rettili, molluschi e migliaia di altre specie continuano a insegnarci, è che la biodiversità non ama le regole troppo rigide.

I sessi potrebbero essere ad esempio tre: Maschi, femmine, intersex… .

Il consiglio per tutti gli amanti del commento facile, è leggere o imparare a leggere, iniziare almeno da un opuscolo, prima di tornare a scrollare tra video di gattini e complottistici.

Per i più curiosi, si consiglia di approfondire con contenuti facilmente più complessi e seri del suddetto articolo:

https://www.scienzainrete.it/articolo/come-natura-mette-discussione-binarismo-di-genere/pamela-boldrin/2025-02-07

Marino Ceci

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