Una festa tradizionale molto interessante che si svolge a Gallarate in provincia di Varese e che si chiama La Rama di Pomm.
A Gallarate, in provincia di Varese, da oltre 400 anni si svolge una festa legata ad un avvenimento storico risalente al 1601, allorquando il 21 novembre, per iniziativa popolare, venne decisa la costruzione di una nuova chiesa laddove c’era una piccola cappella che conservava un dipinto di autore ignoto, forse del ‘500, raffigurante la Madonna che allatta il Bambino. A questo quadro il popolo attribuisce a tutt’oggi molte guarigioni miracolose.
La nuova chiesa venne dedicata alla “Presentazione di Maria” o “Madonna in Campagna” e il 21 novembre è il giorno in cui si concludono i festeggiamenti in Suo onore.
L’antica usanza, prevede l’offerta sul sagrato di mele infilzate su lunghi aculei di ramoscelli spinosi di Gleditzia (detto anche albero di Giuda), che dà il nome alla festa e si rifà, come su accennato, ad un fatto realmente accaduto il 21 novembre 1601, ossia la fioritura di un melo selvatico nei pressi della cappelletta.
Subito dopo la Seconda guerra mondiale la festa si è arricchita anche di un Palio (giunto quest’anno, alla 77ma edizione) che vede in lizza quattro contrade le quali si contendono la vittoria correndo su asini.
Ogni settore, ovvero contrada, viene dotata di un gagliardetto che ritrae i simboli peculiari dell’origine degli appartenenti.
“Privilegiaà dal campanin” (abitanti vicini alla chiesa).
“I Paisaan quadar” (residenti al confine del rione).
“Cittaditt de la campagna” (residenti nel territorio più vicino al nucleo cittadino, ma vicini al sobborgo di campagna dove era realmente il borgo nell’antichità).
“Drizuni dal tirasegn” (abitanti nella via che conduceva al Tiro a Segno).
Il simbolo del Palio è un gagliardetto che ritrae la “Rama del Pomm” e la scritta “Ludus est salus, virtus etr vis”, ossia: Il gioco è salute, valore e forza.
Per l’edizione 2025 il programma offre un’infinità di appuntamenti, sia religiosi che sportivi dove gareggiano uomini e donne di ogni età e sia mostre, nonché banchi di gastronomia locale.
Bruno Cimino


