La festa della Giubiana, termine dialettale che vuol dire giovedì, non si svolge in una località in particolare perché con le stesse motivazioni questo antico rito pagano lo troviamo in diversi luoghi, comunque nel nord Italia.
Si tratta di una tradizione popolare che si celebra l’ultimo giovedì di gennaio, durante il quale si brucia un fantoccio di paglia che rappresenta l’inverno, i mali e le sfortune, per propiziare un nuovo anno prospero.
Le città maggiormente legate a questa ricorrenza, radicata in riti precristiani, sono Busto Arsizio, Albavilla e Guanzate, ma ce ne sono altre in cui il giovedì è chiamato gioebia, giobba, gioeubia, zobia e così via.
Per propiziare la fine dell’inverno con l’auspicio di buone nuove per la stagione in arrivo, si organizzano manifestazioni con falò e spesso una cena a base di risotto e luganega (salsiccia).
Le differenti manifestazioni ruotano tutte intorno ad un fantoccio portato in giro per le strade e poi bruciato. Il corteo è formato da carri allegorici con figure tipiche quali Masciader, Murneè, Bagatt, Umbrelat eccetera.
L’entusiasmo dei cittadini che vi partecipano è “surriscaldato” dal consumo di pane e vino, quest’ultimo solitamente vin brûlé.
Tuttavia, a parte Busto Arsizio dove per tradizione si brucia un fantoccio realizzato in cartapesta che rappresenta una vecchia, simboleggiando la fine delle avversità, alcune località inseriscono espressioni legate ad avvenimenti, forse leggendarie, che si tramandano nel tempo, distaccandosi dunque dalle antiche origini pagane della festa.
Significativa, sotto certi aspetti, è quella di Guanzate in provincia di Como durante il quale, oltre a cancellare l’anno vecchio, si deve bruciare la cattiva coscienza rea di aver fatto sparire, in tempi passati, il cagnolino del parroco poi ucciso e mangiato. Questo provocò le ire del sacerdote che dal pulpito si scagliò ferocemente contro gli autori invitandoli a pulire le proprie coscienze da quell’ orribile gesto.
Ma, ahimè, c’è chi confessa che fino a poco tempo fa era uso comune in questo giorno di deprecabile folklore, consumare carne di cane rosolata accompagnata dal vin santo.
Bruna Fiorentino


