Siglato a Roma un protocollo di intesa tra MASAF e ANCT per favorire la diffusione del consumo, della conoscenza della cerca e della cavatura del tartufo rimarcandone qualità eccellenza, espressione del territorio ed elemento di valorizzazione dei territori coinvolti.
C’è molto di più di un prodotto gastronomico dietro il tartufo italiano.
C’è un patrimonio fatto di tradizioni tramandate nei secoli, paesaggi da preservare, comunità che continuano a vivere nelle aree interne e un’economia che può rappresentare una concreta occasione di crescita.
Ma serve una avviare una collaborazione per favorire la diffusione del consumo, nonché della conoscenza della cerca e della cavatura del tartufo, quale alimento di qualità e insieme pratica di eccellenza, espressione del territorio ed elemento di valorizzazione del turismo enogastronomico nazionale
È proprio in questa prospettiva che va letto il protocollo di intesa avviato tra il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e l’Associazione Nazionale Città del Tartufo e siglato a Roma lo scorso 10 luglio alla presenza di: Paolo Trancassini, questore della Camera dei Deputati, di Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario di Stato, Teresa Nicolazzi, direttore generale del Masaf e del presidente di Anct, Michele Boscagli. Present,i inoltre circa 80 rappresentanti di circa 40 enti aderenti alle Città del Tartufo.
Un impegno reciproco che guarda ben oltre la semplice promozione di un’eccellenza agroalimentare.
Il tartufo, infatti, è sempre più riconosciuto come un simbolo del Made in Italy capace di raccontare il territorio attraverso un’esperienza che unisce cultura, ambiente e tradizione. Dietro ogni raccolta c’è il lavoro dei cercatori, il rapporto speciale con i cani addestrati, il rispetto dei boschi e una conoscenza del territorio che rappresenta un patrimonio immateriale di valore internazionale.

In un momento storico in cui molte zone interne continuano a fare i conti con lo spopolamento, investire sul tartufo significa anche offrire nuove opportunità economiche.
Il turismo legato all’enogastronomia rappresenta infatti uno dei comparti con il maggiore potenziale di crescita e può diventare un importante strumento per mantenere vive le comunità locali, creare occupazione e incentivare nuove attività imprenditoriali.
Non va dimenticato, inoltre, il valore ambientale di questa filiera. La tutela dei boschi e degli ecosistemi nei quali il tartufo cresce spontaneamente coincide con la salvaguardia della biodiversità e con una gestione più attenta del territorio.
Preservare questi ambienti significa anche contribuire alla prevenzione del dissesto idrogeologico, fenomeno che interessa soprattutto le aree soggette ad abbandono.
Un ulteriore elemento di forza è rappresentato dal riconoscimento UNESCO della Cerca e Cavatura del tartufo come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Un riconoscimento che non celebra soltanto una tecnica di raccolta, ma valorizza il rapporto equilibrato tra uomo e natura, la trasmissione delle conoscenze alle nuove generazioni e una cultura che continua a rappresentare un tratto distintivo dell’identità italiana.
“È un evento molto importante – così il Presidente dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, Boscagli – perché può far nascere una collaborazione fondamentale, con un Ministero così strategico, che ci auguriamo possa portare a una promozione e a maggiore tutela e sviluppo del tartufo e del suo essere ambasciatore di eccellenza dell’Italia nel mondo, anche a seguito del riconoscimento Unesco della Cerca e cavatura del tartufo tra i patrimoni immateriali dell’umanità”.
La nuova collaborazione istituzionale si inserisce quindi in una strategia più ampia, nella quale il tartufo diventa ambasciatore del territorio e leva per uno sviluppo sostenibile. Una visione che mette insieme promozione, tutela ambientale, valorizzazione culturale e crescita economica, rimarcando come le eccellenze italiane possano trasformarsi in strumenti concreti per costruire il futuro delle comunità locali.

Eleonora Giovannini


