Il dibattito pubblico sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole: abbiamo voluto fare una riflessione .
Al centro del dibattito pubblico è presente, più che mai, il tema dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Il 90% degli studenti e delle studentesse delle scuole superiori chiede l’introduzione dell’educazione sessuale come materia obbligatoria. Di questo 90% il 72% ritiene che tali lezioni debbano essere tenute da medici, psicologi e comuque esperti del settore.
Indagini realizzate da entità private, ci dicono che non sarebbe neppure così vero che i genitori tendano a boicottare le richieste dei ragazzi: infatti sarebbe molto alta (75-80%) la percentuale degli adulti che hanno figli in età adolescenziale, d’accordo con l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.
I genitori, infatti, temono che i propri figli e le proprie figlie possano vivere relazioni tossiche capaci di compromettere l’equilibrio di crescita psichica ed emotiva. Si deve aggiungere naturalmente la paura che i e le giovani contraggano malattie durante rapporti sessuali non protetti e che subiscano violenze.
Tutto giusto e tutto vero. Chi vi scrive è pienamente d’accordo con quel 90% di studenti e si inserisce in quel 75-80% di genitori.
Ma l’educazione affettiva e sessuale ha bisogno di “lavorare” su un terreno sufficientemente solido e fertile, per evitare che tante belle parole, tanta utile formazione (anzi, educazione) alla fine non sprofondi nella sabbia di una società che, a monte, ha bisogno ancora di lavorare molto sui “fondamentali”. Quali sono, questi fondamentali? L’educazione al rispetto, alla considerazione del prossimo, indipendentemente dal suo genere, dalla provenienza, dall’età, dalle abilità e dalle idee.
I fondamentali sono quindi la promozione della consapevolezza di quanto sia importane e doveroso per ogni persona, considerare e rispettare il prossimo. Fin dall’infazia si possono creare occasioni di confronto e di condivizione per educare alla non violenza, dando gli strumenti per riflettere su se stessi e sul rapporto con gli altri.
Vogliamo creare una distinzione tra l’educazione affettiva e quella al (più semplice) rispetto: la prima è un processo che mira a sviluppare la consapevolezza e la gestione delle proprie emozioni, l’intelligenza emotiva e le competenze relazionali per costruire relazioni sane. Si concentra su come riconoscere, esprimere e gestire i sentimenti, sia propri che altrui, con l’obiettivo di prevenire bullismo e violenza, promuovere l’empatia e favorire un benessere psicologico generale. Include anche l’educazione alla sessualità e insegna a riconoscere il proprio corpo, i propri limiti e quelli degli altri. Quella al rispetto è qualcosa di preliminare all’ “affettiva”, di preparatorio, in cui ci si impegna a prendere consapevolezza che ogni relazione non può essere costruttiva se non si parte da un approccio di reciproco e genuino rispetto. Dove non vi siano pregiudizi, preconcetti e dove le posizioni del prossimo vanno sempre prima comprese, magari non per forza condivise, ma capite e comprese sì.
Le parole cardine per l’educazione al rispetto, che dovrebbe essere propedeutico all’educazione affettiva e sessuale, devono essere, “attenzione”, “disponibilità”, “ascolto” (partecipato), “non giudizio” ed “inclusività”.
Con l’approfondimento di questi cinque punti il giovane ha l’opportunità di ammorbidire dentro sé quei meccanismi socio-culturali legati a modelli di relazione convenzionali caratterizzati da stereotipi (di genere, di provenienza geografica e sociale, di cultura etc) che creano meccanismi socio culturali che mettono in serio pericolo il valore del rispetto.
Con un’educazione al rispetto ecco che vi sarà maggior propensione a vivere esperienze di educazione sessuale e affettiva, come arricchimento e crescita personale. Elementi che renderanno efficaci gli insegnamneti e gli inventimenti fatti per tale educazione.
L’educazione al rispetto è anche l’educazione alla condivisione, anticorpo utile a tenere lontane pulsioni di egocentrismo e narcisismo; queste ultime rappresentano il vero male (relazionale, emotivo e affettivo) della società di questi ultimi anni.
Se contesti in cui si tengono lezioni di educazione sessuale e affettiva non vengono ripuliti dal narcisimo e dall’egocentrismo, ecco che vi è il forte rischio di rendere vani tutti i nobili tentativi di cambiare questa nostra società. Poi, se a tenere le lezioni sono soggetti essi stessi egocentrici e narcisi (magari che nascondono queste loro caratteristiche con la maschera del carisma e del “carattere”), ecco che il danno è completato.
Fabio Buffa


