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Ambiente & Società

Il progetto “Alta Via delle Acque – Laga orientale” per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne

Promozione del turismo escursionistico, sostenibile e lento attraverso il recupero dei rifugi e la valorizzazione delle aree interne.

Ci sono montagne che non hanno mai smesso di parlare. Semplicemente, per troppo tempo nessuno ha avuto davvero il tempo di ascoltarle. Il versante orientale dei Monti della Laga appartiene a questa categoria di luoghi: una terra dove l’acqua scorre ovunque, i boschi si alternano ai pascoli e il silenzio conserva la memoria di un Appennino autentico.

Eppure, mentre altre destinazioni hanno costruito negli anni un’offerta turistica riconoscibile, questo versante è rimasto ai margini, frenato dalla mancanza di servizi, di una visione condivisa e di investimenti capaci di trasformare le potenzialità in opportunità concrete.

Ma qualcosa sta cambiando. La notizia del recente primo posto ottenuto dal progetto “Alta Via delle Acque – Laga Orientale”, nella graduatoria ufficiale della Call for Ideas dedicata alla valorizzazione del patrimonio immobiliare e il rilancio delle aree colpite dal sisma 2016/2017 non rappresenta soltanto un buon risultato; segna piuttosto un passaggio culturale: quello che invita a guardare la montagna non come un luogo da assistere, ma come uno spazio in cui investire con competenza, programmazione e responsabilità nel quadro di un più ampio rinnovamento turistico e infrastrutturale.

Il progetto è frutto della sinergia strategica fra tre realtà diverse: Pendeche Srl / Vini d’Altura (società multidisciplinare attiva nella ricettività, enogastronomia e comunicazione, in qualità di capofila), Compagnia delle Guide del Gran Sasso (associazione di professionisti iscritti al Collegio delle Guide Alpine Abruzzo) e il tour operator Wolftour Discover Abruzzo (specializzato in incoming, marketing territoriale e attività outdoor).

L’idea è quella di creare un distretto turistico dedicato alle attività outdoor all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, unendo la località del Ceppo al borgo di Campotosto attraverso il recupero, adeguamento e cambio di destinazione d’uso di alcuni rifugi in quota (in particolare il Rifugio del Cegno e il Rifugio Fiumata), da trasformare in moderni rifugi escursionistici capaci di offrire servizi di accoglienza, ristoro, pernottamento e presidio informativo lungo i 24 km del tracciato.

Una soluzione innovativa e concreta che punta a favorire una coesistenza proattiva tra la storica vocazione pastorale della zona e lo sviluppo del turismo escursionistico.

Una dorsale ricca di bellezza, povera di occasioni

Per comprendere il significato dell’iniziativa occorre partire dal territorio. Tra il Ceppo e Campotosto si sviluppa uno dei paesaggi più suggestivi dell’Appennino centrale. Cascate, faggete, praterie d’altura e sorgenti compongono un mosaico naturale che sorprende anche gli escursionisti più esperti.

Eppure, la qualità del paesaggio, da sola, non basta. Chi percorre un cammino ha bisogno di punti tappa, rifugi, informazioni, sicurezza e servizi. È proprio questa rete che negli anni è mancata, limitando la permanenza dei visitatori e impedendo la nascita di un’economia legata al turismo lento.

In questa prospettiva è comprensibile il vantaggio del coinvolgimento di operatori specializzati nella ricettività, nell’accompagnamento professionale e nella promozione territoriale. La qualità dell’offerta, infatti, non dipende solo dalla bellezza dei luoghi, ma dalla capacità di trasformare un’escursione in un’esperienza completa, capace di lasciare un ricordo e di invogliare il visitatore a tornare.

Siamo estremamente orgogliosi di questo risultato, che certifica il valore tecnico e la sostenibilità della nostra visione” hanno dichiarato congiuntamente i rappresentanti del partenariato. “Parliamo di un comprensorio, quello della Laga Orientale, caratterizzato da un valore naturalistico e paesaggistico immenso, ma che storicamente fatica a emergere e a intercettare in modo strutturato i flussi del turismo slow e internazionale a causa della mancanza di infrastrutture di accoglienza in quota”.

L’Alta Via delle Acque può generare un incoming stimato in almeno 5.000 visitatori all’anno, con ricadute virtuose immediate sull’economia, sulla nuova occupazione e sul contrasto allo spopolamento delle frazioni e dei comuni a valle”.

Il valore di un rifugio oltre la sua funzione

Nel dibattito pubblico i rifugi vengono spesso considerati semplici edifici. In realtà sono molto di più. Sono presìdi di montagna, luoghi di incontro, punti di orientamento e accoglienza. Possono diventare laboratori di promozione del territorio, vetrine per i prodotti locali e riferimento per chi sceglie di vivere la montagna con rispetto. Recuperarli significa restituire funzione a immobili oggi sottoutilizzati e costruire una rete capace di dare continuità ai flussi turistici.

Si consideri, poi che ogni escursionista che resta una notte in più genera ricadute diffuse: dorme, mangia, acquista prodotti, visita i borghi, utilizza servizi. Per questo il turismo outdoor è considerato uno degli strumenti più efficaci per sostenere le aree interne. Non produce consumo veloce del territorio ma favorisce permanenze più lunghe e una distribuzione della ricchezza su un numero maggiore di operatori.

Adesso arriva il momento delle scelte

Il riconoscimento ottenuto dal partenariato costituisce un punto di partenza. La fase decisiva sarà quella della collaborazione istituzionale.

I soggetti costituenti il partenariato hanno formalmente richiesto un incontro con l’amministrazione e, sebbene l’avviso della manifestazione di interesse non sia strettamente vincolante per gli enti locali, l’atto impegna di fatto i Comuni ad un uso strategico e lungimirante delle proprie strutture immobiliari.

Le amministrazioni sono chiamate ora a valutare una proposta che mette insieme esperienza, professionalità e investimenti privati; incardinare la gestione dei rifugi escursionistici nelle mani di una rete di professionisti qualificati, che mette in gioco competenze, mezzi propri e investimenti, rappresenta la via più sicura per garantire il successo di un progetto pilota che unisce innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e identità territoriale.

In gioco non c’è soltanto una iniziativa locale, ma la possibilità di costruire un modello di sviluppo replicabile anche in altre aree dell’Appennino.

Nel frattempo, i promotori stanno organizzando un evento pilota per la fine dell’estate con l’obiettivo di far scoprire a sempre più appassionati di outdoor lo straordinario patrimonio naturale dell’Alta Via delle Acque: una traversata da Ceppo a Campotosto che vedrà la partecipazione di giornalisti ed esperti del mondo della montagna e che costituirà anche un’occasione di confronto sullo stato dell’arte e sui progetti di sviluppo e valorizzazione delle aree interne.

Il futuro si costruisce camminando… insieme

Le montagne italiane non chiedono nostalgie. Chiedono idee, capacità amministrativa e continuità. La Laga orientale possiede tutte le caratteristiche per diventare una meta riconosciuta dagli appassionati di escursionismo, ma il tempo delle occasioni mancate dovrebbe ormai appartenere al passato.

Se il progetto saprà tradursi in realtà, quel sentiero di 24 km non unirà soltanto due località: ricucirà il rapporto fra comunità, paesaggio e futuro, dimostrando che anche dai margini possono nascere le storie più importanti.

Le aree interne continuano spesso a essere raccontate attraverso le difficoltà. È una narrazione vera, ma incompleta. Esiste anche un’altra storia, fatta di persone che progettano, investono e immaginano nuove possibilità.

L’Alta Via delle Acque si inserisce in questo racconto. Non promette miracoli, ma indica una direzione. Ed è proprio dalle direzioni, prima ancora che dalle opere, che iniziano i cambiamenti destinati a durare.

Eleonora Giovannini

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