La “Libreria Vivente” o “Human Library” è sempre più diffuso a livello globale
La “Libreria Vivente” o “Human Library” è sempre più diffusa a livello globale. Di cosa si tratta? In buona sostanza potrebbe dirsi che si tratta di un format originatosi da un’idea del giornalista e attivista Ronni Abergel. La nascita del format risale al 2000 quando in Danimarca si comincia a sperimentare una buona prassi, se così si vuol dire, per il dialogo interculturale e per la promozione dei diritti umani. In questo particolare tipo di biblioteca i “libri” da leggere e da ascoltare sono persone reali in carne e ossa che, in uno spazio dedicato, condividono con i “lettori” le loro storie personali. Ecco quindi che le storie non sono da leggere, bensì da ascoltare direttamente dalla bocca di chi le ha vissute in prima persona.
Storie che spesso possono avere a che fare con vicende di abusi, stigma sociale, discriminazioni o veri e propri pregiudizi. I “lettori” hanno così la possibilità di interagire con questi “libri parlanti” per un tempo stabilito. L’obiettivo è stimolare la capacità di ascolto e il dialogo diretto tra persone, insieme ad una sensibilizzazione sui temi dei diritti umani universali. Sviluppando processi empatici tra le persone s’intende così tentare di contrastare la violenza di genere, promuovendo, al contempo, la cultura del rispetto reciproco. I partecipanti infatti possono avere background culturali, sociali o religiosi del tutto differenti. La promozione dell’ascolto diretto spesso svolge una funzione di aiuto nella comprensione delle persone al di là degli stereotipi. Vista l’ampia diffusione del format e la sua non territorialità, può essere sufficiente informarsi se nella propria zona di appartenenza sia in programmazione una “Human Library”.
Maria Teresa Biscarini


