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Ambiente & Società

Il condominio solidale che si rivolge alle donne senjor

Un giusto compromesso tra spazi condivisi e privacy

Si chiama “New Ground” e sorge nella periferia nord di Londra; nel sobborgo di High Barnet nello specifico. Di cosa si tratta esattamente? Di un modello di co-housing o condominio solidale rivolto ad un ben determinato target di persone. Una forma di coabitazione innovativa che sta facendo parlare molto di sé ed infatti la notizia sta rimbalzando da una testata all’altra bypassando anche i confini geografici. Scendendo più nel dettaglio, questa soluzione abitativa si rivolge ad un target senjor di donne. Ciò significa che gli uomini, siano essi amici o familiari in senso stretto, possono accedere alla struttura ma solo come ospiti. Quindi nessuna possibilità di coabitazione con le signore che hanno spostato lì la propria vita in modo stabile.

Approfondendo le notizie che sono via via trapelate, si tratta di una struttura suddivisa all’interno in 25 appartamenti. La residenza si affaccia poi su un giardino ricolmo di fiori, erbe selvatiche e frutti.  Oltre ai frutti di bosco è presente anche un vero e proprio frutteto. Al di là degli spazi vissuti e abitati a titolo individuale, esiste poi, com’è consuetudine nei co-housing, un ampio spazio comune per incontri di gruppo o cineforum. Quanto all’età delle signore residenti, si va dai quasi 60 anni agli oltre 90 anni. Molte di queste donne sono peraltro attive con impegni personali di vario genere. Quindi, sembra di capire, che si è ben distanti dallo stereotipo di persona sola e in là con l’età anagrafica.

Quanto alle sfide che questo cambio di vita comporta, stando alle dichiarazioni rilasciate dalle dirette interessate, l’equilibrio fra le varie istanze è frutto di un lavoro e di un impegno comune. La sfida sta nel trovare il giusto contemperamento fra momenti di condivisione e privacy personale. In altri termini, per chi volesse pensare a soluzioni del genere, è necessario mettersi nell’ottica di pensiero di abbandonare le proprie abitudini per crearne di nuove. Per cui se l’esperimento riesce, i benefici saranno ad amplio spettro. In primis, la solitudine non costituirà più un problema sia per le anziane che per i familiari spesso preoccupati di sapere le proprie “nonnine” sole. Ed inoltre anche la qualità di vita potrebbe migliorare e di molto, potendo le residenti sempre contare su una parola, una vicinanza o un’attività a cui prendere parte, se si vuole.

Maria Teresa Biscarini

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