Il Museo del Genio ospita Robert Doisneau dal 5 marzo al 19 luglio 2026, la mostra che trasforma la fotografia in memoria, emozione e poesia visiva.
C’è un luogo a Roma che senza viaggi magici, ti teletrasporta nel passato, tra baci che fanno girare la testa, feste e bimbi con giochi che neanche conosciamo eppure subito sembrano così divertenti. Per iniziare questo divertente e curiosissimo viaggio, basta recarsi al Museo del Genio, che oltre a sdraio, una partita a biliardino e le colorate opere giganti di Ugo Nespolo, ospita Robert Doisneau dal 5 marzo al 19 luglio 2026, la mostra che trasforma la fotografia in memoria, emozione e poesia visiva concentrati in oltre 140 scatti.
Non solo. Come afferma lo stesso Doisneau, osservandole, noi spettatori indosseremo l’elmetto per partecipare alla battaglia contro il tempo: dietro la leggerezza delle sue immagini si nasconde una riflessione più profonda: Doisneau raccontava di fotografare come in una “battaglia contro l’idea che siamo destinati a scomparire”. Ogni scatto diventa così un modo per fermare il tempo, custodire la bellezza dei momenti più semplici e ricordare che la vita è fatta di piccoli gesti che meritano di essere salvati dall’oblio.
E presto ci renderemo conto di come questi scatti ci fanno sentire partecipi, estremamente vicini ma al contempo lontani da quei momenti, e ci fa uno strano effetto il pensare che quelle foto potrebbero ritrarre da giovani i nostri nonni o bisnonni. La domanda che saltella in testa è una sola:
QUANTO SIAMO VICINI? QUANTO SIAMO LONTANI?
Nato a Gentilly nel 1912, Doisneau è stato tra i protagonisti della fotografia umanista francese, capace di raccontare con ironia e delicatezza la vita delle strade: operai, bambini che giocano, innamorati, bistrot e quartieri popolari diventano nelle sue immagini frammenti di umanità sospesi nel tempo. Non cerca la spettacolarità, ma la verità dei gesti semplici, trasformando momenti fugaci in fotografie destinate a restare.
Protagonista assoluta della mostra è la celebre Le Baiser de l’Hôtel de Ville del 1950, scattata davanti all’Hôtel de Ville durante un reportage commissionato dalla rivista Life. In quell’immagine – destinata a diventare uno dei simboli universali dell’amore e della città di Parigi – due giovani studenti di teatro, Françoise Bornet e Jacques Carteaud, si baciano mentre la città continua a scorrere attorno a loro, per diventare una vera icona solo decenni dopo, a rappresentare la Parigi romantica per eccellenza.
Accanto a questo scatto leggendario, il percorso espositivo presenta altre immagini che meriterebbero la stessa fama per la loro memorabilità, come le foto ironiche di vip quali Picasso, Jacques Tati, ma anche i bimbi che giocano tra loro, La concierge aux lunettes e L’information scolaire, tasselli di un racconto visivo dagli anni Trenta, tra strade parigine, giochi di bambini, incontri casuali e piccoli episodi quotidiani compongono un universo fatto di attimi fragili ma eterni, attraverso uno sguardo discreto e umano.
L’esposizione si inserisce inoltre in un momento simbolico: il bicentenario della nascita della fotografia, iniziata nel 1826 con il primo scatto realizzato da Joseph Nicéphore Niépce, e celebra anche il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi: un’occasione da non perdere.
Per ulteriori informazioni fotografiche:
https://www.arthemisia.it/it/mostra-robert-doisneau-roma/
Museo del Genio – Lungotevere della Vittoria, 31, Roma.
Marino Ceci


