Le necropoli etrusche della Banditaccia e di Monterozzi svelano città dei morti scolpite nella roccia, tombe dipinte e un popolo millenario che continua a parlare attraverso l’arte e l’architettura funeraria.
Ancor prima dei romani, nella stessa regione, esisteva una civiltà ancora più evoluta e raffinita, e non stiamo parlando della civiltà greca o egizia.
Cerveteri e Tarquinia sono porte segrete che portano in un mondo antichissimo. In questo mondo, le persone vissute tanto tempo fa sembrano ancora abitare in case scavate nella roccia. Mentre i vivi possono passeggiare tranquillamente per le strade, le piazzette e i quartieri sono stati ricostruiti esattamente come erano un tempo.
Nelle necropoli etrusche della Banditaccia e di Monterozzi, la storia non è solo qualcosa che viene raccontata. La puoi respirare, la puoi vedere mentre cammini e, a volte, puoi addirittura toccarla con le tue mani. È un’esperienza unica e molto emozionante.
La Banditaccia, che si trova vicino a Cerveteri, sembra una città come tutte le altre, ma in realtà è un posto molto speciale. Tutti gli edifici che la compongono sono in realtà tombe, e ce ne sono migliaia. Sono state costruite con grande precisione, come se fossero case in una città normale. Questo mostra quanto gli antichi Etruschi fossero attenti all’ordine e alla memoria.
Ci sono trincee scavate nella roccia e tumuli che contengono più tombe. Inoltre, ci sono anche piccole “case” che imitano l’architettura delle abitazioni etrusche. Sembra che i defunti volessero portare con sé la loro vita quotidiana anche nell’aldilà. Queste tombe sono un esempio unico di come gli Etruschi pianificassero e costruissero le loro città, anche se si trattava di città dei morti. Non è un cimitero qualsiasi: è una città dei morti che imita la città dei vivi.
A Tarquinia, c’è una cosa veramente unica: la necropoli di Monterozzi. Questo posto è enorme, copre 130 ettari di terra e contiene ben 6000 tombe. Ma ciò che è ancora più incredibile è che più di 200 di queste tombe hanno dei sepolcri dipinti all’interno. Le pareti di queste tombe sono decorate con scene di feste, danze e riti funebri, tutte cose che ancora oggi, dopo più di 2500 anni, sembrano vive e piene di colore. Sono gli unici affreschi di tutta la parte occidentale del Mediterraneo che ci mostrano com’era l’arte classica prima che i Romani diventassero famosi. Quindi, visitando questo posto, possiamo vedere esattamente come gli Etruschi vedevano il mondo e come pensavano che i vivi e i morti fossero collegati.
La cosa affascinante è che queste necropoli non parlano solo di rituali funebri o di architettura. Raccontano la storia di una società urbana e organizzata, la prima civilizzazione strutturata del Mediterraneo occidentale, che è stata attiva per circa sette secoli, dal VIII al I secolo a.C. Gli Etruschi costruivano città, facevano commercio, governavano e, nel silenzio dei loro sepolcri, ci lasciano indizi su come vedevano la vita, la morte e il senso della comunità. Queste necropoli ci permettono di capire come gli Etruschi vivevano e interagivano tra loro, e come la loro società era organizzata. Gli Etruschi erano una civiltà molto avanzata per la loro epoca, e le loro necropoli sono un esempio di come la loro società fosse strutturata e organizzata. Le necropoli degli Etruschi sono un patrimonio importante per la storia e la cultura del Mediterraneo occidentale, e ci aiutano a comprendere meglio la vita e la società di queste antiche popolazioni.
Le tombe della Banditaccia sono veramente interessanti: hanno dentro copie dell’arredamento di una casa etrusca, compresi i letti e i tavoli. Sembra che i morti non dovessero perdere il comfort di casa. A Monterozzi, gli affreschi sono stati fatti con colori estratti da sostanze naturali trovate lì vicino. Alcuni di questi colori sono così resistenti che sembrano essere stati dipinti ieri. Questi dettagli rendono la visita alle necropoli un’esperienza speciale, come essere in un film: si passeggia tra la leggenda, l’arte e la vita quotidiana di un popolo che non c’è più, ma che sembra ancora vivo nelle sue tombe.
A completare il tutto, un interessantissimo e sorprendente museo archeologico a Tarquinia, vi delizierà con le sue scoperte, furti scampati al traffico illecito di reperti e vasi con storie moderne anche per i nostri stessi tempi.
Visitare Cerveteri e Tarquinia significa rallentare, ascoltare la voce della pietra e guardare oltre l’ovvio. È un viaggio dove la bellezza dell’architettura funeraria si trasforma in racconto sociale, artistico e antropologico. E quando si esce da queste città dei morti, la sensazione è chiara: gli Etruschi non sono mai davvero andati via. Continuano a parlare attraverso le loro tombe, e il loro mondo millenario resta un mistero affascinante che aspetta solo di essere scoperto.
Per maggiori info:
https://pact.cultura.gov.it/museo-archeologico-nazionale-di-tarquinia/
tel: 0766856036
Marino Ceci


