Image default
Arte & Cultura

I Saraceni e Santa Margherita

Dal 18 al 21 aprile a Roma si festeggiano i 2779 anni della sua nascita.

Per rievocare le terribili incursioni saracene che nei secoli devastarono le coste abruzzesi e numerosi centri dell’entroterra, ogni anno, il 13 luglio, a Villamagna, in provincia di Chieti, si svolge una delle più suggestive manifestazioni della tradizione popolare abruzzese.

La rievocazione ricorda il momento in cui il paese stava per essere assalito e saccheggiato dai Saraceni, ma fu salvato dall’intercessione di Santa Margherita d’Antioca, patrona del borgo. Secondo la tradizione, la Santa apparve sotto forma di una gigantesca meteora infuocata, oggi simbolicamente rappresentata da una lunga trave poggiata su cavalletti. Davanti a questo prodigio gli invasori, trovandosi la strada sbarrata, rinunciarono all’attacco; sopraffatti dal timore, deposero le armi e si convertirono al cristianesimo.

La rappresentazione prende avvio fuori dal paese. Un giannizzero, seguito da un gruppo di figuranti in costume, parte al galoppo con la sciabola sguainata. Nei pressi di un incrocio, accanto a un grande falò acceso, si trovano una giovane fanciulla e due bambini che impersonano Santa Margherita e i suoi Angeli. Quando il fuoco si spegne, i tre scompaiono dalla scena. I soldati avanzano, ma, terrorizzati dall’evento prodigioso che ha sbarrato loro il cammino, cadono a terra. Poco dopo la Santa e gli Angeli riappaiono, i Saraceni si rialzano e riprendono il cammino verso il paese, non più come invasori, ma come uomini di pace.

La ricostruzione storica, oggi, è molto più di una semplice sfilata folkloristica: è un autentico dramma sacro articolato in diverse scene che coinvolgono attivamente l’intera comunità. La rappresentazione si apre con l’Accampamento e l’Avamposto allestiti fuori dalle mura, dove i Saraceni stanno organizzando il saccheggio, mentre un drappello di tre soldati si dirige in avanscoperta verso il borgo.

Lungo il percorso, i tre guerrieri incontrano una giovane fanciulla, incarnazione di Santa Margherita, che li invita con fermezza a rinunciare all’assalto e a tornare sui propri passi e, subito dopo, svanisce nel nulla. Confusi e impauriti, i soldati riferiscono l’accaduto al loro comandante, che però li deride e ordina l’attacco.

Quando i Saraceni si lanciano verso la porta principale di Villamagna, la Santa riappare. Questa volta richiama una gigantesca trave di fuoco incandescente che si abbatte davanti agli invasori, sbarrando loro definitivamente la strada.

Di fronte al miracolo e alla potenza della Santa, la furia dei Saraceni si trasforma in stupore e pentimento. La battaglia si conclude con un gesto di riconciliazione e fraternità.

Nella scena finale, a suggellare la pace ritrovata, i Saraceni depongono le armi e vengono accolti dagli abitanti del paese, che offrono loro vino locale e dolci della tradizione. In segno di devozione, Santa Margherita riceve ceste colme di grano e le tipiche ciambelle abruzzesi.

È proprio questo incontro tra fede, storia e folclore a rendere la rievocazione una delle tradizioni popolari più sentite e spettacolari dell’Abruzzo interno. L’evento si svolge due volte l’anno: la mattina del 13 luglio, in occasione della festa patronale e, in una suggestiva edizione serale, il primo sabato di agosto.

Bruna Fiorentino

Altri articoli