Image default
Ambiente & Società Arte & Cultura

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne (25 novembre)

Risale al 14 ottobre scorso la notizia in cui il segretario della CGL, Maurizio Landini, durante una intervista del giornalista Floris su La7, ha pubblicamente offeso la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni indicandola come “cortigiana di Trump”. Compresa l’enorme scivolata, il sindacalista ha cercato, poi, di autocorreggersi o, come si dice, “arrampicarsi sugli specchi” spiegando che la sua espressione aveva ben altri contenuti. Allora bisogna affidare l’accaduto alla XXV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, la cui ultima edizione si è svolta dal 13 al 19 ottobre 2025, con il tema “Italofonia: lingua oltre i confini”.

Questa manifestazione nacque nel 2001 per volere dell’allora presidente dell’Accademia della Crusca Francesco Sabatini,

Da quel momento, l’evento, organizzato dalla rete diplomatico-consolare e dagli Istituti Italiani di Cultura, celebra la lingua italiana come spazio culturale e sociale che unisce persone di tutto il mondo. 

Da troppi anni ormai la “Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne”, oltre che celebrativa, è diventato un avvenimento commemorativo di una inarrestabile denuncia sociale che giornalmente addita violenze inenarrabili.

L’iniziativa ci riporta al lontano 1960 quando si consumò nella Repubblica Domenicana l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche che si opponevano al regime dittatoriale di Rafael Trujillo. 

L’ONU istituì ufficialmente questa giornata nel 1999 per ricordare il loro coraggio e per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere, riconosciuta come una violazione dei diritti umani. 

Purtroppo non si può dire che questo brutale fenomeno di violenza stia raccogliendo risultati auspicati. Tutt’altro.

Secondo i dati più recenti dell’ISTAT, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni in Italia, ossia (6 milioni 788 mila), ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Entrando maggiormente nel dettaglio, il 20,2% ha subito violenza fisica e il 21% violenza sessuale. Le forme più comuni di violenza includono minacce (12,3%), spintoni o strattonamenti (11,5%) e schiaffi, calci, pugni o morsi (7,3%). 

Dato molto allarmante sono i femminicidi che nel 2024 sono stati 209. 

Uno sguardo ai simboli, sempre utili, contro la violenza di genere, includono le scarpe e le panchine rosse e il gesto silenzioso di aiuto (pollice nel pugno). Le scarpe e le panchine  utilizzano il rosso per rappresentare il sangue delle vittime, il gesto con la mano è un segnale di aiuto per chi si trova in pericolo. C’è anche il fiocco bianco che indica l’impegno maschile contro il fenomeno. 

Difficile fare previsioni ottimistiche per il prossimo futuro, certamente in Italia. Forse qualche legge esemplare in più con la certezza della pena non guasterebbe.

Bruna Fiorentino

Altri articoli